Ho aggiornato Tweetdeck e…

Tweetdeck era un bellissimo client per gestire Twitter. E, in modo minore, anche Facebook, LinkedIn, Foursquare, Google Buzz e MySpace. L’unica integrazione diretta, come si capisce dal nome, era con Twitter; degli altri network si poteva però fare l’aggiornamento di stato. Così, se i tuoi account Twitter, FB e LinkedIn non erano sincronizzati (a non tutti piace), ma volevi che un cinguettio apparisse anche sulla tua bacheca e fosse visibile ai tuoi contatti lavorativi, bastava scrivere il testo e selezionare i pulsanti corrispondenti a qualunque social network sul quale volevi far apparire l’aggiornamento. Semplice, intuitivo e non invasivo.

Nel maggio scorso è stato comprato per una cifra compresa tra i 40 e i 50 milioni di dollari da Twitter, che lo considerava un rivale scomodo per il suo (scarso) client ufficiale, e dall’altro ieri è disponibile sull’Appstore. Questo nuovo ti obbliga a registrarti mediante account che, misteriosamente, non è lo stesso di Twitter. Sono poi spariti LinkedIn e Foursquare (Google Buzz nel frattempo è morto e di MySpace non parla più nessuno) e le notifiche ai lati dello schermo (se attivo “notifications popup” non succede nulla). Anche le foto nei tweet ora vengono aperte nel browser, siano esse caricate su Twitter, su Twitpic o su Yfrog. In compenso Facebook è entrato prepotentemente a far parte del pacchetto. Per cui, se commetti l’errore di aggiungere il tuo account durante la configurazione del primo avvio, tutti gli aggiornamenti di stato dei tuoi amici, tutti i tag, tutti i messaggi privati vanno a finire — mischiandosi! — a quelli di Twitter, rispettivamente nel colonnino della timeline, in quello delle menzioni e in quello dei messaggi diretti. E non c’è modo di toglierli: cassando l’account FB tra quelli che Tweetdeck controlla non si ricevono infatti più gli aggiornamenti, ma lo storico rimane. Ci sono solo tre soluzioni. Quella impraticabile è di cancellare a mano gli aggiornamenti, i tag e i messaggi privati. Quella fastidiosa, eliminare almeno dal colonnino menzioni tutto lo storico, compreso quello di Twitter. Quella furba è di tenersi la versione vecchia, ancora perfettamente funzionante, e non eseguire l’upgrade a quella nuova.

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