Piovono strumentalizzazioni.

Alessandro Gilioli dell’Espresso compie sul suo blog un divertente esercizio. Di strumentalizzazione. Leggendo la memoria difensiva preparata dagli avvocati di Augusto Minzolini, Gilioli — e tutti noi con lui, a dire il vero — ha scoperto che l’ormai ex direttore del TG1 non è licenziabile poiché assunto con contratto da “caporedattore con funzioni di Direttore”. E quindi, secondo il contratto dei giornalisti, non essendo burocraticamente il direttore, non può essere licenziato col solo motivo che sia venuto meno il rapporto di fiducia con l’editore. Nel descrivere questa scoperta, Gilioli attribuisce ovviamente la colpa a chi ha nominato Minzolini direttore del TG1, e cioè l’ex governo Berlusconi (che non ha fatto nulla di straordinario, semplicemente si è limitato a godere di quell’informale diritto di nomina che chiunque, e di ogni colore politico, ha avuto in precedenza). In particolare, sarebbero stati i “liberisti Sacconi e Brunetta”, dopo prediche e prediche sulla flessibilità, a far assumere Minzolini con questo contratto blindato che ora gli garantirà comunque lo stipendio. Il sottinteso, evidentissimo fin dal titolo del post, è che i due ex ministri sono tutto men che liberisti. Un giudizio come un altro, ma che nella fattispecie è argomentato con il contratto di Minzolini; come se l’avessero scritto loro.

Ora, che il contratto col quale Minzolini è stato assunto in Rai fosse poco flessibile, non ci piove. Che chi predica bene dovrebbe evitare di razzolare male, è un’evidenza che non necessita di ogni ulteriore commento. La questione è che, messa come la mette Gilioli, sembra che Minzolini sia l’unico, in Rai ma anche fuori, a godere di questo tipo di privilegio. Ovviamente per merito di Berlusconi.

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