Febbraio 25, 2012

Basta come “caro diario”?

In ossequio a quella parte di blog che si vorrebbe maggiormente diario, dovrei ogni tanto raccontare qualche fatto mio. Oggi, per esempio, ho fatto una lunga passeggiata a Milano. Come spessissimo capita quando unisco i due concetti di “lunga passeggiata” e “Milano”, lo scopo era cercare dei dischi. Li ho trovati, ma, nemmeno a dirlo, non erano quelli che pensavo di trovare quando sono uscito di casa; diciamo che trovo i dischi in differita: oggi, infatti, credo di essere riuscito ad acquistare quelli che cercavo la volta precedente e che, ovviamente, non avevo trovato.

Oggi, a Milano, era tra l’altro il Carnevale ambrosiano. E quindi le metropolitane erano gremite di famiglie che si recavano in centro per far sfilare i figli in maschera. Due cose mi hanno stupito più di tutte. La prima, i supereroi non tramontano mai. Cioè, non ho visto nessun bambino mascherato da una di quelle giapponesate che si suppone vadano per la maggiore ai giorni nostri. No, l’Uomo Ragno e Batman, dopo una breve conta, svettavano. Insieme alla più classica fatina per le bambine.

Oggi, poi, a Milano era quasi primavera — se dirlo non mi facesse venire un brivido lungo tutta la schiena: voglio dire, siamo al 25 di febbraio, è prematuro il caldo ma è prematuro anche lasciarsi andare ad eccessive denudazioni del proprio corpo, e oggi se ne sono viste di tutti i colori. Però, facciamo finta che sia davvero primavera. Una cosa che ho sempre notato, e di cui anche oggi ho avuto conferma, è che con la primavera tornano in giro i dark. Quasi uscissero da un lungo letargo durato tutto l’inverno; una sorta di letargo paradossale, perché loro sono neri e tristi e freddi. Niente, io quelli più autentici e distanti dalle macchiette e dai servizi televisivi sulle sottoculture giovanili li ho sempre visti in giro nelle stagioni più calde, quasi risiedesse in loro una sorta di masochismo.

Basta, come caro diario?

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