Febbraio 26, 2012

Un po’ ve la meritate, la crisi della stampa.

Non ho una posizione solida sulla questione giornali di carta/giornali digitali. Ho però una posizione solida sul fatto che ormai le nuove generazioni non sanno che farsene della stampa periodica, soprattutto quotidiana. Propinargliela su carta, o sull’iPad, secondo me non fa alcuna differenza: la ignorano. La osservano come si osserva lo zio invecchiato male al pranzo domenicale. Non sanno che farsene, solo che con lo zio la questione è un po’ più complicata che con l’edicola.

E’ un peccato. Perché a me la stampa periodica fa impazzire. La acquisto, la leggo, la scruto, la studio. Per me il giornale di carta ha un valore ancora immenso, discorso questo che non riesco più a fare per i libri, per dire (e nemmeno per tutti i libri: per i romani, diciamo così). La stampa periodica su carta ha ancora un senso, almeno fino a che le versioni digitali continueranno ad essere la mera trasposizione su iPad di quello che già si legge su carta (perché ci rifiutiamo di pensare che aggiungere un video cliccabile al posto di una fotografia cambi qualcosa, vero?). C’è tutto il lavoro artistico, per fare un esempio, che è ottimizzato al mondo della carta e che è perfettamente fruibile solo sul mezzo per cui è stato pensato. Vale per i quotidiani, e a maggior ragione per le riviste, soprattutto quelle cosiddette “patinate”, per cui il lavoro degli art director e dei fotografi costituisce, a volte, quasi l’unico motivo che giustifichi l’acquisto.

Insomma, avete capito. Poi però ti svegli una domenica mattina, ascolti distrattamente la rassegna stampa, leggi il giornale che ti è stato lanciato in giardino intorno alle 6, ti vesti ed esci per acquistare la mazzetta in edicola. E ti rendi conto che torni a casa con due giornali diversi ma assolutamente identici. E oltrepassati, non solo nella titolazione, non solo nella grafica: anche in (quasi) tutto il contenuto. Pensi quindi che questi un po’ se la meritino la crisi della carta stampata.

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