Marzo 4, 2012

Dovranno fare, prima o poi, una specie di Celebrity Deathmatch: media tradizionali vs rete.

Senza entrare nel merito delle cose, anche se propenderei per dire che “Sofri, quello giovane” ha maggiori ragioni dalla sua, oggi abbiamo assistito al seguente dibattito: da una parte il giornalista tradizionale, Marco Bardazzi, che su La Stampa scrive che i social network (usati come la più classica delle sineddochi, la parte per il tutto, dove il “tutto” sembrerebbe essere la rete in generale) peggiorano la qualità dell’informazione:

In uno scenario simile piattaforme come Facebook o Twitter, dove tutto è immediato, rischiano di trasformare subito in «fatti» quelle che sono solo labili informazioni da confermare

Dall’altra l’informazione in rete — Il Post, più nello specifico il blog del suo direttore Luca Sofri — che replica a quelli del giornalismo tradizionale che, in verità, sulla liberazione di Rossella Urru sono stati proprio i media tradizionali a prendere l’abbaglio, e che Twitter l’ha semplicemente amplificato (un problema, certo, ma anche un’altra storia):

la notizia su Twitter è sì dilagata, ma le fonti citate e linkate dai tweet erano soprattutto le testate italiane che le avevano dato grande spazio. E che sono state le più potenti messaggere e interpreti di quella notizia ancora tutta da verificare (il primo grande giornale a fare marcia indietro, a suo merito, è stato il Sole 24 Ore che ha cambiato il suo titolo in “Giallo sulla liberazione”).

La falsa notizia della liberazione di Rossella Urru agli italiani l’hanno data i giornalisti professionisti, i siti dei giornali e dei tg, non “Twitter”.

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