Marzo 17, 2012

Ho letto IL, è bellissimo. Peccato per la carta.

Ho acquistato e sfogliato abbondantemente, soffermandomi sugli articoli che hanno subito incontrato il mio interesse, IL, il magazine maschile (?) de Il Sole 24 Ore, che ieri è arrivato in edicola col primo numero diretto da Christian Rocca. Siccome la notizia in rete negli ultimi giorni ha fatto un certo rumore — e non poteva essere altrimenti, dato che Rocca è personaggio ben noto a chi frequenta la blogosfera italiana — e tutti sembrano aver detto la loro, impiego qualche riga per dire anche la mia.

IL era già il miglior allegato (anche qui, come per “maschile”, metto un ?) ad un quotidiano nazionale, quindi Rocca partiva da una base solida. Migliore per molti motivi: argomenti trattati e taglio col quale li trattava, freschezza e, soprattutto, design. L’eccellente lavoro grafico del team guidato dall’art director Francesco Franchi aveva portato IL ad offrire delle copertine che immediatamente lo differenziavano da qualunque altra pubblicazione scorgevi in edicola o sugli scaffali delle riviste nelle librerie. Il fatto di essere l’unica pubblicazione italiana tra i finalisti del premio Magazine Of The Year, insomma, è più che meritato. Rocca, dalla sua, porta sicuramente un grande talento, una certa verve polemica, il gusto per i fatti nel mondo e, ultimo ma non ultimo, un valore aggiunto in termini di firme: nel suo editoriale dice di aver già arruolato Jason Howoritz del Washington Post, Sasha Issenberg da Monocle, il saggista Paul Berman e l’invitato dell’Atlantic Graeme Wood. Chapeau. La cover story di questo primo numero da lui diretto, poi, è un colpo al cuore (positivo) per tutti quelli innamorati della stampa e del giornalismo, visto che racconta il futuro (ancora lungo, a quanto pare) dell’informazione cartacea, se ne presentano alcuni esempi e si descrivono i “believers”, ovvero coloro i quali non hanno smesso di credere e ancora producono informazione di carta di un certo successo (piccola bacchettata: ma Tyler Brulé perché non è stato inserito?!).

Non trovando altri difetti nella linea editoriale (e cioè: ciascuno tratta le storie che meglio crede, e quelle trattate da IL non lo sono quasi mai su nessun’altra pubblicazione, non in Italia almeno), mi soffermerei sull’unico grande difetto, per altro condiviso con tutti gli allegati ai quotidiani nazionali e con buona parte dei settimanali: la carta. Per usare un francesismo, e non dare l’impressione che questa micro-recensione (sono costretto, per la terza volta, a mettere un ?) sia totalmente appiattita e favorevole nei confronti dell’oggetto recensito, dico che fa letteralmente schifo. E va cambiata subito, immediatamente. Dice: non è possibile, farebbe aumentare il costo del magazine, gli allegati funzionano così, vattelapesca. Rispondo: chissenefrega, provateci. Staccate il mensile dal quotidiano (non dal gruppo editoriale, semplicemente vendetelo come un prodotto autonomo), aumentate il prezzo di entrambi una volta al mese, trovate la soluzione che meglio preferite, ma cambiatela. E’ quel tipo di carta che mi fa quello che ormai ho chiamato “effetto TV Sorrisi e Canzoni”, per via del fatto che il tipo di cellulosa è identico a quello del famoso nazional-popolare: stessa consistenza al tatto, stesso odore, stessa proprietà di diventare trasparente (se non di bucarsi) quando ci sputi sopra. Non che io acquisti le riviste per sputarci sopra, sia chiaro; è solo per intendersi. La trovo un’enorme pecca, punto. E’ inutile avere il progetto grafico più bello del mondo, se poi lo si stampa su pessima carta. Lo dissi anche all’epoca del restyling di Style del Corriere della Sera (effettuato addirittura dalla Winkreative): si spendono, giustamente, soldi per fare prodotti non solo utili ma anche belli, educando così su un aspetto — quello estetico — troppo spesso sottovalutato in favore del “l’importante è il contenuto”. E poi li si incarta in pessimo modo.

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