Giugno 10, 2012

C’è ancora il televideo

Mattia Feltri racconta su La Stampa l’attesa per l’arrivo degli “alieni” (così sono soprannominati i tecnici nominati dai tecnici) nei corridoi Rai di Saxa Rubra. E si sofferma efficacemente sulla descrizione di alcuni rami secchi:

Ecco, i rami secchi. Ci sarebbe da stare qui due giorni perché ognuno ha il suo ramo da raccontare (e sono racconti volutamente divertiti e paradossali). Uno, c’è ancora il Televideo, con un direttore, quattro vicedirettori e più capiredattori che utenti. Due, il Tg1 ha centosessanta giornalisti di cui quaranta che sgobbano, sessanta che si girano i pollici e sessanta che non si sa che faccia abbiano. Tre, il Tg2 e il Tg3 hanno circa centoventi giornalisti per testata e anche lì lavora seriamente forse un terzo. Quattro, la Rai ha un clamoroso patrimonio immobiliare di 2,5 miliardi di euro, con sedi spettacolari in ogni centro città, a partire da quella di corso Sempione a Milano fino a Palazzo Labia a Venezia. «Tutta roba da vendere e andarsene in periferia. Solo la sede di corso Sempione credo valga cinque o seicento milioni di euro», dicono al Tg2. In compenso nelle stanze ci sono videoregistratori grandi come monolocali, televisori a tubo catodico epoca Non è la Rai , «e quando a Roma c’è stata la gran nevicata, ho fatto un servizio per il tg col mio iPad personale», dice il suo compare .

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