Luglio 2, 2012

C’è titolo e titolo.

Quando lo scorso venerdì, all’indomani della vittoria della nazionale italiana contro la Germania nella seminifinale dell’Europeo, Il Giornale titolò col suo solito piglio “Ciao Ciao Culona”, lessi in rete alcune opinioni finto scandalizzate. E mi arrabbiai, perché ci vedevo molta della solita ipocrisia italiana nel giudicare le cose. Vero, il titolo non era esattamente di quelli che si portano ad esempio in sede di esame da giornalista, e magari si poteva anche evitare di tirare fuori una questione (il “culona” appunto) che già a suo tempo provocò una mezza crisi diplomatica. Ma a difesa del Giornale — e del suo titolista, della sua abitudine a certe prime pagine un po’ spericolate — c’era un fatto secondo me da non sottovalutare: tutta Italia, giovedì sera, ha pensato quello che poi il quotidiano di Sallusti e Feltri ha riportato in pagina. Tutta. Una specie di sentimento politicamente scorrettissimo, ma condiviso dalla nazione intera. E non venitemi a dire — sì, dico anche voi finto scandalizzati — che l’occasione per togliersi un sassolino dalla scarpa non era affatto ghiotta, e nonostante il sassolino fosse di quelli delle misere consolazioni.
Oggi, dopo che l’Italia ieri sera ne ha beccate 4 dalla Spagna perdendo la finale, Libero titola che “Monti porta sfiga”. Conoscendo i nostri polli, la previsione sul titolo di Libero era fin troppo facile da fare, dopo aver visto il nostro Presidente del Consiglio in tribuna a Kiev e come è andata poi a finire la partita. In rete, oggi come qualche giorno fa, è partito il solito tam tam degli scandalizzati. Ma stavolta, fatemelo dire, a ragione: il titolo di Libero è qualcosa che non hanno pensato gli italiani ieri sera. Sfottere la Merkel — seppur con il non edificante cattivo gusto — sapeva di liberatorio e accomunava. Prendersela con Monti, per un motivo ovviamente inesistente, dimostra la piccolezza di un giornale smarrito, obbligato a inseguire i peggiori esempi della stampa italiana (che non stanno solo a destra, cari miei) per guadagnarsi un posto sotto i riflettori. Che il suo direttore oggi parli di diritto di satira e dica che quando c’era Berlusconi tutto era concesso non è, tra l’altro, una delle migliori tattiche difensive. Perché è vero che quando c’era Berlusconi tutto era concesso (e spesso era concesso anche di ben peggio, rispetto al titolo odierno di Libero), ma proprio dal pulpito che oggi è sotto accusa arrivavano i peggiori anatemi. Ecco, anche solo l’abbassarsi al livello di chi si è finito di contestare soltanto ieri, dimostra il netto passaggio dalla parte del torto.
Forse non hanno tutti i torti coloro i quali dicono che in Italia riusciamo a dimostrare un sentimento di unione solo quando c’è di mezzo il calcio; alla prima occasione — leggi, quando si perde una finale — prendersela anche con chi è stato messo lì per sollevare le sorti del nostro paese diventa cosa buona e giusta. Sembra che nemmeno negli obiettivi da sfottere riusciamo ad essere uniti.
(Leggo che Paolo Ferrero, purtroppo non dimenticato segretario di Rifondazione Comunista, ieri sera ha scritto su Twitter la stessa cosa. Siccome non crediamo che sia lui il titolista di Libero, non possiamo che far notare come un sentimento antigovernativo accomuni i settori più scalmanati della destra che pure si vorrebbe di governo, e la sinistra ormai extraparlamentare. Una questione sulla quale la destra farebbe meglio a riflettere).

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