Si vendono più ebook che libri di carta (ma meno licenze, pare)

Siccome è pur sempre il 7 di agosto, e una notizia da mettere in pagina va trovata, anche oggi sui giornali si legge che su Amazon i libri digitali hanno superato per vendite quelli di carta (oggi è lo store inglese, l’ultima volta che l’abbiamo letta era quello americano).

Che poi, prima di continuare, io una cosa da chiedere fuori tema rispetto al resto l’avrei: c’è questo luogo comune secondo cui d’estate i giornali scrivono di boiate. Il motivo non me lo spiego, ma forse non è un luogo comune: potrebbe essere la verità — pare che ad agosto si trovino le stesse notizie dell’agosto dell’anno prima, tanto chi vuoi che si ricordi dell’avvenimento balneare dell’estate precedente? Però, se io facessi i giornali o anche solo mi atteggiassi a uno che i giornali saprebbe farli, mi farei due conti e penserei che tutta quella gente in spiaggia, o a casa dal lavoro, o in condizioni di rilassatezza — tutta quella gente, ecco, forse avrebbe più tempo per leggere, e quelle persone potrebbero persino essere dei potenziali acquirenti una volta finita la stagione estiva. Intendo acquirenti veri, eh, che la mattina si fermano in edicola e non sfogliano il giornale sono nella sala d’aspetto del dentista. Per cui varrebbe la pena provare a fare dei giornali se possibile migliori, ad agosto. Chiusa parentesi.

La notizia, dicevo, è che gli ebook vendono più dei libri di carta. Pare, sebbene le cifre siano fornite in modo tale che il dato appaia più come lo si vuol far sembrare che per quello che realmente è. Però è una buona notizia, indubbiamente. La reazione immediata che una notizia del genere provoca in Italia è, più o meno, questa: e da noi cosa succede? Da noi, si legge sul Corriere, il mercato degli ebook è fermo all‘1,5%. E, si legge sempre sul Corriere una dichiarazione di Gino Roncaglia, il fatto che Amazon abbia detto di vendere tanti libri digitali non è necessariamente un’ottima notizia per l’editoria: può significare, ad esempio, che la gente li compri attratta dai prezzi bassi degli ebook. Mah. Passi il fatto che un ebook costa meno, la stessa cosa si può però dire dei libri cartacei: non è detto che la gente li legga, una volta comprati. E quindi? E quindi era una dichiarazione con poco senso, secondo me.

L’altro aspetto era: il mercato degli ebook è fermo all‘1,5%. Non so se il dato si riferisca al solo Amazon, o se prenda in considerazione l’intero mercato dei libri digitali e dei device che ne permettono la lettura. In ogni caso sì, è un dato un po’ bassino. Però mentre leggevo la notizia mi è venuta in mente una cosa: io sono parte di quell‘1,5%, ho il mio Kindle, mi trovo bene, non mi manca l’oggetto di carta se proprio proprio posso fare a meno di studiarci sopra. Ma non è che siamo un 1,5% di persone proprio felicissime. E secondo me una piccola responsabilità ce l’ha anche il mercato dell’editoria, nel non rendere l’offerta in ebook pari a quella di carta. Tradotto: nel preferire ancora il mercato cartaceo rispetto a quello digitale, evitando di commercializzare entrambe le versioni non dico per ogni titolo in catalogo, ma almeno per la stragrande maggioranza delle novità.

Conosco l’obiezione: non è colpa dell’editoria italiana, ci sono di mezzo le licenze e quindi certi libri non si possono mettere in commercio in digitale, o non lo si può fare contestualmente all’uscita dell’equivalente cartaceo. E’ la stessa obiezione cui si è nascosta su Twitter un paio di settimane fa una grande casa editrice italiana (molto grande: diciamo pure nell’orbita del più grande gruppo editoriale italiano). La casa editrice ha twittato qualcosa di simile a quanto letto sui giornali oggi (di simile in relazione al mercato italiano, non a quello inglese):

Ma c’è davvero qualcuno di voi che pensa che impedire la realizzazione in eBook di un libro possa migliorare il futuro dei libri?

Al quale tweet ho risposto:

Io no. Ma gli editori? Per dire, starei ancora aspettando, tra i tanti, …

… E facevo l’esempio di 2 titoli pubblicati da loro che, dopo mesi dall’uscita, non avevano ancora la copia in digitale, copia che avrei acquistato più che volentieri subito, evitando così di rinunciare all’acquisto di uno dei due (l’altro ho ceduto e l’ho comprato di carta). Mi è stato quindi risposto che per quei libri avevano avuto problemi di licenze e non era stato possibile averli in digitale (entrambi erano libri di autori stranieri). Ma come? Faccio una breve ricerca: uno dei due (per la cronaca: quello che poi ho comprato in cartaceo) su Amazon era disponibile in ben due versioni, entrambe in lingua originale: una nuova riedizione, ad un prezzo in linea con gli ebook nuovi, e la prima edizione ad un prezzo ridicolo (4 o 5 euro). Idem l’altro.

Insomma, la conclusione è che io posso anche non conoscere i meccanismi che regolano le licenze editoriali e le traduzioni (ma le traduzioni non sono commissionate dall’editore? Quindi una volta ricevuto il via libera a tradurre, la licenza della versione tradotta dovrebbe essere di chi fa tradurre, no?), ma qui secondo me si tengono stretto un mercato su cui — nascondendosi dietro l’inevitabile rincaro di prezzo per via della lunga filiera produttiva che porta un libro di carta sullo scaffale di una libreria — chi un attore o chi un altro della filiera produttiva stessa ci fa la cresta.