La direzione dello sputo.

Qualcuno avvisi Beppe Grillo di una cosa, per favore. E cioè: fare propaganda indicando (più o meno consapevolmente, più o meno direttamente) le persone come bersagli, utilizzando il trucco della delegittimazione per mezzo di molti artifici — non leggere i programmi e contestare sulla base di chissà cosa; storpiare i nomi delle persone; far pesare i difetti fisici delle persone; insultare sempre e comunque; classificare con insistenza una intero gruppo di persone come «zombie», «morti viventi», questi i primi artifici che mi vengono in mente — fare tutto questo, si diceva, non è mai una cosa giusta ed è sempre da condannare. Sempre. Perciò spiace che lui oggi sbraiti sentendosi chiamato in causa — una causa differente da quella in cui si sente chiamato spesso, tra l’altro: diciamo che oggi si pone dall’altra parte della barricata, ecco. Inoltre, lo rassicuriamo: se i media e i politici — ovvero le due categorie che oggi, secondo Grillo, avrebbero la colpa di averlo trasformato in un bersaglio — non esistono più, sono obsolete, sono morte, sono «zombie» (tutte cose che ci pare lui affermi con insistenza da tempo) non c’è davvero pericolo alcuno per la sua figura: non si è mai sentito di qualcuno trasformato in bersaglio da media e politici alla frutta, senza potere alcuno, superati in tutto e per tutto.

Nonostante tutto, vi prego, avvisatelo di questo: l’Italia, pur avendo le Alpi lassù che forniscono un’ottima barriera naturale, è un paese molto ventoso. La direzione del vento, poi, è quasi mai prevedibile: come ti metti ti metti, quello ti soffia sempre contro. Col rischio, dunque, che lo sputo ritorni indietro e insozzi la faccia di chi l’ha emesso.

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