Stato di polizia fiscale?

Certo, stato di polizia. O, quantomeno, stato di polizia fiscale. Non simpatizzo con i regolamenti del tipo di quello contenuto nella bozza del decreto crescita all’esame del governo, che obbligherebbe di fatto tutti i commercianti ad accettare pagamenti superiori a 50 euro mediante transazioni elettroniche (bancomat, carte di credito). Decisamente non simpatizzo. Primo, perché 50 euro è una soglia bassina, quasi ridicola; mediamente chiunque gira con una cifra superiore nel portafogli (e la vorrebbero addirittura abbassare ulteriormente, presumo con l’obiettivo di far scomparire la circolazione di contante). Secondo, perché si alimenta — ancor di più, come se ce ne fosse bisogno — la cultura del sospetto, del dubbio: se osi pagare 60 euro in contanti, come minimo sei un evasore, un farabutto, uno sconosciuto totale al fisco italiano. E terzo, non sopporto che qualcuno m’imponga qualcosa, tanto più quando questo ‘qualcosa’ non ha avrebbe senso di essere.
Tutto ciò non fa parte della mia cultura, è illiberale ancor prima di scomodare altri aggettivi letti nelle opinioni rubricabili sotto la voce ‘deliri’: tipo che Monti farebbe questo perché è amico della banche, le quali poi intascherebbero fior di commissioni sulle transazioni — mafatemiilpiacere: è per caso amico della criminalità organizzata chi non fa le ricevute? Ecco, è proprio questa la cultura del dubbio e del sospetto di cui sopra, della quale in Italia siamo maestri assoluti e che davvero non si sente il bisogno di alimentare ulteriormente.

Poi però mi giro dall’altra parte, e osservo le cose da un punto di vista differente. Esco a mangiare una pizza e proprio quella sera il Pos non funziona. Vado dal meccanico per una riparazione semplice alla macchina e al momento di pagare mi sento dire: “mi dispiace, non accettiamo le carte di credito” (ma come pretendete sia pagato un conto di 6-700 euro, in monetine?!). Vado dal benzinaio — l’altro giorno — e leggo un cartello: “sotto 30 euro, pagamento solo in contanti”. Perché non rifiutarsi direttamente di erogare la benzina al di sotto dei 30 euro?, ho così chiesto al benzinaio, il quale ha ribattuto con un “sa, con le commissioni non mi conviene…”. Sa, non lo potrebbe fare però.
E allora un po’ penso allo stato di polizia, e un po’ a quello dei furbetti. Potreste dire: benissimo, ma allora anche tu applichi la cultura del sospetto che tanto sembri osteggiare. Eh no, l’osservazione non è pertinente: se io ho la macchinetta del bancomat ma ti dico che non funziona, ti chiedo il contante e poi non ti faccio la ricevuta, un po’ ci voglio marciare; idem se accetto le carte ma non al di sotto di una certa soglia; idem ancora se obbligo un cliente a darmi una paccata di contanti perché sono l’unico meccanico della zona a non accettare pagamenti elettronici nel 2012.

Poiché sono solito utilizzare bancomat e carta di credito, penso anche che a me non costerebbe nulla (certo, le commissioni…) adeguarmi ad un’eventuale nuova legge, che non mi piace, che è profondamente contraria al mio spirito e alle mie convinzioni, ma alla quale attualmente non vedo alternative. Poi mi ricordo pure che in Svezia, con la carta di credito, ci pagavo anche l’International Herald Tribune e gli snack al 7Eleven. Non so se ci fossero delle leggi a proposito, o fosse solamente una questione di abitudine (di cultura? boh.). So solo che, durante la mia permanenza, non ho mai pensato che Stoccolma fosse la capitale di uno stato di polizia. Va bene: addio privacy, ogni pagamento che farò porterà con sé una serie di informazioni sulle mie abitudini, sui miei spostamenti, sui miei acquisti. Sui miei affari, che non dovrebbero essere dettagliati ulteriormente e al di fuori della mia vita privata.
C’è un bellissimo libricino uscito un paio d’anni fa per i tizi di Einaudi, “In difesa del privato” di Wolfgang Sofsky, che racconta bene tutte queste cose, e mette in guardia dalla perdita di quanto un essere umano ha di più prezioso, la sua riservatezza appunto.
Però succede già adesso, se ci penso bene, e pure senza che una bozza di decreto sia stata convertita in testo.

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