Sono due le cose per le quali ci si può indignare. E per una occorre quanto meno aspettare.

Malvino, sul suo blog, si chiede: “di cosa ci dobbiamo indignare?”:

del fatto che ai gruppi consiliari della Regione Lazio fossero destinate enormi somme di denaro pubblico o del fatto che ci sia il forte sospetto, la quasi certezza, che il capogruppo del Pdl (Fiorito prima, Battistoni poi) abbia fatto un uso improprio di questo denaro, per giunta commettendo una mezza dozzina di reati per truccare le carte? Voglio dire: c’è da levare al cielo tutto il nostro schifo perché quei soldi sono stati spesi in ostriche, champagne, auto di lusso e villette o semplicemente perché 211.064 euro a cranio (15 milioni per 71 consiglieri) erano schifosamente troppi?

L’argomentazione, come spesso càpita, è sublime:

Ritengo di notevole importanza la questione, perché l’indignazione è sentimento pericoloso se non se fa buon uso. Ci vuole niente a vederla degenerare […] Con chi dobbiamo prendercela? Con Fiorito e Battistoni? Senza aspettare il processo? Prima di avere accertato se abbiano davvero commesso illeciti? So bene che a volte il garantismo è la tana in cui vanno a rintanarsi i mascalzoni, ma non per questo possiamo darle fuoco fidando nel fatto che gli innocenti saranno risparmiati e i fetenti rimarranno abbrustoliti. L’autodafé è pratica incivile, converrete.

La conclusione è meno interessante, dal mio punto di vista ed esclusivamente da questo. Perché come è solito fare, Malvino se la prende un po’ con i suoi ex compagni radicali, e quello è affar suo che riportare qui sarebbe superfluo.

Perché queste citazioni? Perché, a volte, qualcuno è in grado di mettere per iscritto il tuo pensiero meglio di come faresti tu, anche se impiegassi cinque mesi nella redazione.

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