Novembre 25, 2012

C’avrei da chiedere una cosa a quelli di IL

Ho un iPad. Uno di quelli nuovissimi e dalle dimensioni ridotte. Ce l’ho da qualche settimana (l’ho preso praticamente subito, all’uscita: dovrei sentirmi nerd per questo? No: Sto scrivendo da un macbook di quelli vecchiotti, ricordate quando erano ancora neri?). E mi ci trovo benissimo. In pratica, ci sono giornate intere durante le quali, tornato a casa dal lavoro (se si torna a casa dal lavoro non solo fisicamente, ma è un’altra storia), non accendo nemmeno il computer e tutto quello che devo fare riesco a farlo agilmente dalla tavoletta. E poi sono abbonato a un paio di riviste straniere che, gratuitamente (segnatevelo: gratuitamente, potrebbe tornare utile), mettono a disposizione degli abbonati la versione per iPad e mi sembrava davvero uno spreco non poter usufruire in pieno dei miei diritti di abbonato. Poi, ovvio, ci leggo anche i giornali. Non sempre, però: soltanto quando sono troppo pigro e non riesco a passare dall’edicola: Sì, perché il bello di avere un iPad è quello di poterci leggere sopra anche il Corriere della Sera; solamente che poi il bello di leggere il Corriere della Sera (oh, è un esempio!) è anche quello di tenerlo in mano e trovarsi i polpastrelli neri a fine lettura.

Tutto questo cappello introduttivo per dire che devo fare le pulci a quelli di IL, e speriamo vivamente che mi leggano e, magari, mi rispondano pure. Perché la cosa che vi racconto ha (un bel po’) dell’assurdo. Piccola premessa: di solito IL me lo dona gentilmente qualcuno che lo riceve gratis in ufficio insieme al Sole 24 Ore. Quelle volte che non arriva, lo compro in edicola il giorno dopo al prezzo di 50 centesimi e senza l’obbligo di comprarmi anche il giornale di cui è supplemento (vedi immagine in cima al post). Però — ho pensato — ho un iPad, perché non comprare il numero sui Politecnici nell’edicola dell’App store? Detto, fatto. 2,69 euro. Stiamo scherzando, vero?

Ora, siete il supplemento di una testata nazionale. Monocle, che è Monocle ma dovreste saperlo visto che un po’ d’ispirazione la prendete anche da quelle parti, ha la prerogativa di costare più in abbonamento rispetto all’acquisto mensile in edicola. Ma loro sono snob e sono un’impresa mondiale. Voi, con tutto il rispetto per la grafica eccellente, i contenuti altalenanti, i collaboratori di peso e i premi vinti, no. Basta questo a giustificare la mia richiesta di avere una versione per iPad che costi quanto meno come quella cartacea? Certo che no, ognuno è libero di fissare i prezzi che vuole.

Vorrei però tediarvi con ancora un paio di considerazioni. Non è che la versione per iPad di IL sia veramente una versione per iPad. No, è il render grafico delle pagine cartacee, senza nemmeno il sommario cliccabile, ma con giusto una visualizzazione per sezioni che permette di muoversi all’interno del giornale. Per dire, Domus (che è Domus, non un supplemento del Corriere dello Sport) ha una versione per iPad fighissima, che costerà (al futuro, ora capirete perché) meno di quella cartacea, che è ottimizzata per il tablet (ovvio) e che, siccome è appena stata lanciata, è pure gratuita. Gratis, capito? Anche se non sei abbonato, anche se non hai acquistato il giornale di carta in edicola. Scarichi l’app e puoi leggerti gli ultimi numeri senza tirare fuori un centesimo, mi sembra fino a gennaio. Un’ottima mossa per guadagnare un lettore digitale fisso. Una di quelle idee che sulle pagine di IL dovrebbero essere celebrate.

Ora, la richiesta è ovvia. Potete spiegare ad un vostro lettore perché deve pagarvi di più per avere i pdf e poco altro sull’iPad, di quanto pagherebbe non solo il giorno dell’uscita in abbinamento al Sole, ma anche il giorno dopo in vendita singolarmente? Non sarà mica per quella storia che la notizia della morte della carta è fortemente esagerata?

Spero che apprezziate il fatto di non aver accennato alla banalità del “non avete nemmeno i costi della carta e della distribuzione”.

Ps – Già che ci sono: l’intervista ad Arbasino è bellissima. L’articolo sulle bullshits invece mi è sembrato un po’ una bullshit.

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