Dicembre 23, 2012

Si rammarica di non essere hipster.

BillFay_credits

Tu sei quello che sa delle altre cose.

Ecco qui sopra la frase tipica di chi si è costruito, con l’aiuto di qualche compare, un bel piedistallo di plexiglass, robusto, spazioso — non si sa mai chi c’è da imbarcare di volta in volta — sopra il quale montare e osservare il mondo dall’alto di 50 cm verso il basso credendosi un dio in terra.

In epoca di tuttologi se ne leggono molte di frasi del genere, e questa appartiene al padre della tuttologia moderna: Luca Sofri. L’ho copiata pari pari dalla sua column per Vanity Fair in edicola, quella rubrichetta di un centinaio di parole sulla musica che, chissà per quale strano motivo, in Condé Nast ancora gli pagano. L’argomento sono i migliori album del 2012 e lui premette — proprio con la frase di cui sopra — di non poter consigliare, a chi glielo chiede (ma chi glielo chiede?!), di comprare l’ultimo di Mika, anche se poi finisce proprio per consigliare anche quel disco perché sul suo iTunes l’ascolto di un brano tratto dall’album è conteggiato con un numero alto – uno si chiede: l’avrà ascoltato qualche centinaio di volte? Macché: 25 sono le volte che ha ascoltato quella canzone, in assoluto la seconda più ascoltata dell’anno; si vede che Sofri è uno che scrive di musica.

Ma sembrerebbe essere frustrante per lui dare dei consigli così banali — oltre che pessimi, ma qui si entra nei gusti soggettivi — perché, appunto, lui è quello che “sa delle altre cose”. Di musica figa, parrebbe di capire: quella che si ascoltano lui, la moglie e — casualmente — qualche altro milione di persone sulla faccia della terra. Veniamo così a scoprire che Luca Sofri si rammarica di non passare per hipster.

Il punto è però un altro, e cioè che ci sia qualcuno che chieda consigli musicali a Luca Sofri. Voglio dire, chiedergli un consiglio musicale è come chiedere spiegazioni sulla fisica quantistica* a chi nella vita si è sempre occupato di cucina e si è tenuto deliberatamente alla larga da qualunque altro tipo di interesse. Dite che sto spuntando una sentenza? Liberi di farlo, ma prima leggetevi i pezzi musicali del nostro, o anche libri come Playlist, e poi ne riparliamo. Oppure anche solo la rubrichetta cui sto facendo riferimento, ad esempio: troverete citato, oltre a Mika, anche Bill Fay. Inizialmente sarete portati a pensare che è perché probabilmente Luca Sofri ha visto la pubblicità del disco sulla seconda di copertina di qualche rivista musicale inglese che ancora si ostina a comprare; dopodiché, quando leggerete che lo cita per la cover di “Jesus etc.” dei Wilco, avrete l’arcano completamente svelato. Ah, troverete anche scritto che Life Is People — l’ultimo lavoro di Bill Fay, appunto — è prodotto da Jeff Tweedy. Che è una cazzata che avrà trovato in giro su qualche blog, perché l’album è prodotto da Joshua Henry mentre l’unico ruolo attivo di Tweedy nel disco è quello delle voci in “This World”. Sarebbe bastato leggere le note di copertina, tra l’altro. Ma a Sofri i promo non li mandano e lui i dischi li acquista da iTunes, altrimenti alla fine dell’anno senza il contatore degli ascolti come fa a stabilire quali sono i dischi migliori?

* Vi chiedete mai perché si scomoda sempre la fisica quantistica quando si deve dire di qualcosa particolarmente incomprensibile ai più?

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