Dicembre 28, 2012

Una specie di elenco dei buoni propositi per il 2013.

This year i will try not to

Pages. Clicco. Tavolozza bianca per scrivere i buoni propositi. E’ la prima volta che lo faccio e sinceramente non so nemmeno perché. Forse mi è tornato in mente, uscita fuori da qualche cassetto che ho nella memoria, la storiella che scrivere fa bene. Così ho pensato che scriverli avrebbe fatto benissimo, perché già si partiva dal buono (proposito).

Ad ogni modo, prometto solennemente che durante il 2013 mi romperò i coglioni di meno. Non nel senso di annoiarmi, ma proprio nel senso che mi preoccuperò di meno. Che se ti spiego una cosa e non hai capito, il problema non è mio. Che se mi chiedi di rispiegartela va bene, ma se poi non mi ascolti va malissimo.

Poi cercherò di scrivere di più. Di recuperare una costanza che qualche anno fa avevo e che si sposava perfettamente con la quantità di tempo libero in più rispetto ad ora. Ma, appunto, se mi romperò meno i coglioni (vedi sopra) dovrei riuscire a liberare dello spazio.

Porterò a compimento almeno una delle 200 idee che ho in mente. Perché se averne tante è un bene e tiene fresca la mente, sarebbe bene anche dare loro una forma. Altrimenti facciamo la fine dei visionari che non hanno più visioni a disposizione, un po’ perché non sono capaci di coglierle e un po’ perché — come mi piace ripetermi — ci sono più visionari che visioni. E in questo la mitizzazione di Steve Jobs non è servita granché: si leggono sue frasi ovunque, in esergo, in firma alle mail, nei bigliettini di auguri. E tutti che si credono all’altezza. Ecco i danni della tecnologia.

Dirò molti più vaffanculo. Pare sia terapeutico. E comunque, non è quello il punto: ho il cimitero dei non detti pieno, chiedono di liberare spazio. E una specie di emergenza tipo quella delle carceri, e nemmeno un radicale in giro pronto a sposare la mia causa (scherzo! Con i carcerati, non con i radicali).

Produrrò di più, e questo più che un buon proposito è una terribile previsione. Ma d’altronde non mi lamento: troppo facile essere quelli per il merito, per il libero mercato, crederci fino in fondo e poi cercare un qualche tipo di assistenza. Non fa per me. Se decido di essere una cosa, massima coerenza. Altrimenti divento comunista, e allora decido fino in fondo di combattere per uno stato sociale che mi faccia da balia vita natural durante — e possibilmente oltre (scherzo! Con me stesso, non con i comunisti).

Non farò mille cose contemporaneamente. Come, ad esempio, tenere aperto Twitter mentre scrivo e sbirciare tutte le notifiche che mi arrivano. O una cosa, o l’altra. Prima finisco di scrivere e poi sbircio i tweet. Inizio da domani, che non è nemmeno il primo di gennaio ma c’è una certa urgenza nell’aria.

Riprenderò a correre. Con la buona stagione, meglio metterlo per iscritto. Sì, perché avrei già bisogno di ossigenare il cervello dopo aver scritto 500 parole, figuriamoci dopo aver fatto tutte le cose di cui sopra (e di cui sotto, se saranno molte).

Che dirò più vaffanculo mi pare di averlo già scritto. Meglio ripetere.

Mi morderò meno le labbra e interverrò maggiormente nelle discussioni da bar. Messa così è un po’ ambigua, meglio spiegare. Vuol dire che quando qualcuno farà affermazioni credendo di interpretare il pensiero di tutti i presenti, dirò che il mio non è interpretato affatto. Un po’ per convinzione, e un po’ perché l’idea che qualcuno senza interpellarmi sia convinto di interpretare il mio pensiero mi offende. Certo, per far questo ci vuole una certa attitudine alla perdita di tempo, ma mi pare di ricordare di aver scritto qualche riga sopra che dovrei riuscire a liberarne un po’.

Vorrò meno bene agli altri e un po’ più a me. Iniziando con l’essere più autoironico. E non farò lo psicologo di nessuno, tanto meno se non ci conosciamo affatto (è capitato). Chi si qualifica con i suoi problemi per quanto mi riguarda si sta squalificando; e nell’ottica di liberare tempo prezioso è ora di tagliare con l’accetta. E’ periodo di crisi e austerità per tutti.

Comprerò meno dischi e ascolterò meglio quelli acquistati. Anche le questioni veniali hanno una certa importanza e quest’anno mi sento di dire di avere esagerato. Perciò, se volete mandarmi dei promo fate pure, ché continuano ad arrivarmi certe ciofeche inerenti una vecchia trasmissione radiofonica che avevo prodotto e non ho cuore di rivenderli (è vietatissimo!) né di dire, se non come sto facendo ora in modo plateale, che sono per l’appunto delle ciofeche.

Leggerò più libri e meno giornali e riviste. Manterrò comunque gli abbonamenti già attivi, quindi questo è un po’ un buon proposito del cazzo.

Guarderò più televisione, perché non ne guardo affatto. Mi piacerebbe fare una media delle ore giornaliere viste da chi non è cerebroleso. Credo che quella sarebbe la quantità vista da me in un mese. E quando dico televisione intendo anche i film in televisione, mica solo i prodotti “da televisione”. Buon proposito anomalo, questo.

E, ve lo ri-prometto, dirò tantissimi vaffanculo.

Ma con stile.

Un pensiero su “Una specie di elenco dei buoni propositi per il 2013.

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