Febbraio 23, 2013

Una dichiarazione di voto, tipo.

E così domenica e lunedì si vota. Bell’affare — direte voi — sta scritto ovunque e arrivi tu a ricordarcelo?
Sì, perché per me si vota solo da ieri. Prima era un problema. Una sofferenza. Per la prima volta ho cagato un mare di dubbi su chi avrei votato. Allora ho provato a fare un’analisi analitica, per esclusione. Arrivato a due possibili ipotesi, ho smesso di escludere e ho iniziato a concentrarmi su quelle. Succedeva più o meno così: una mattina mi alzavo pensando che avrei sicuramente votato l’opzione 1, la mattina dopo succedeva lo stesso con l’opzione 2. Ogni tanto una delle opzioni escluse con meno convinzione tornava a riaffacciarsi — salvo poi ingolfarsi con le sue stesse mani e auto-escludersi d’ufficio a pochi giorni dal voto; sì, mi riferisco ad Oscar Giannino, personaggio che ho sempre ammirato e che non mi ha deluso tanto per la mancanza di titoli accademici (e chissenefrega?) quanto perché non ho proprio capito il motivo di cacciare balle così assurde dopo che hai fondato parte dei ragionamenti sul merito.
Sono andato avanti a fare questi salti (un po’ di qua, un po’ di là) per un mese. Dopodiché ho preso le due opzioni, le ho rimesse in fila e ho ricominciato da capo, solo con quelle due. Analiticamente, per esclusione, ne doveva rimanere una.

Non ne è rimasta neanche una.

A quel punto, superata la fase in cui si cerca l’aiuto della ragione per orientarsi, subentra la fase in cui è il cuore (qualcuno dice la pancia) a prendere il sopravvento. E qui non c’è stata storia: una opzione, di cuore, ce l’avevo. Avrei seguito quella. Il guaio era solo uno: trovare delle motivazioni che mi convincessero che, in fondo, non stessi facendo una stupidata. Ma nemmeno una stupidata, ecco: che non stessi sprecando il mio voto, più che altro. E qui è stato facile.

No, il mio voto non lo sto sprecando per il semplice motivo che — secondo logica — se pensassi questo mi auto-accuserei di aver sprecato il mio voto negli ultimi 12 anni. No, il mio voto non lo sto sprecando. Il ragionamento che ho fatto è tanto semplice: quale programma, al netto della sua realizzazione che come sappiamo è sempre utopica, e persino al netto di chi dovrebbe realizzarlo, mi rappresenta maggiormente? Eccolo, quello. Chi mi ricompatta contro molte delle cose che non sopporto nella società, nella politica, nella cultura? Sempre quello. Qual è il partito più sputtanato di tutti, il più impresentabile? Sempre quello, lo stesso che tutti dicono che non bisognerebbe votare. Ma questo sarebbe troppo anche per il mio conformismo.

Non è un voto convinto, tutt’altro. Lo è solo per pochi aspetti e anche questi soffocati da un leggero velo di vergogna (ma giusto un po’, perché si subisce sempre l’influenza di ciò che in società non si porta).
C’è prima di tutto una questione di libertà. Detta così fa un po’ ridere, lo so. Quando però sei convinto che dall’altra parte (un’altra parte piuttosto ampia, per la verità) non vedano l’ora, una volta al governo, di fargli il culo a strisce a quello della parte di qua, beh capisci che la sua libertà è anche un po’ la tua. E se la storia si ripete, identica, da ormai vent’anni a questa parte, la colpa non può stare solo in una delle due parti. Dall’altra parte c’hanno il pallino che lo vogliono mettere in gabbia, è più forte di loro. E io in gabbia ci metterei meno gente possibile, pensa te.
Non è un voto convinto perché avrei voluto cambiare, se solo ne avessi avuta l’occasione. Certo, sarebbe facile dire che di occasioni ce ne sono state. E’ una balla montata ad arte, però. Perché di occasione ce n’è stata una e mezza, ad essere larghi. La mezza era rappresentata da Matteo Renzi, il ragazzino che voleva scontrarsi con l’apparato del Pci-Pds-Ds-Pd ma sappiamo come è andata a finire. C’è solo da sperare che non passi da giovane promessa a solito stronzo (cit. Arbasino) nel giro di due turni, demolendo definitivamente tutti quelli che di lui s’erano illusi. L’altra occasione si chiamava Mario Monti. Un gentiluomo e una persona per bene, per carità. Ma che non voto non per quello che ha fatto, bensì per quello che non ha fatto avendone avuta una possibilità eclatante. Oltre che per la cazzata madornale, politicamente parlando, di imbarcare con se Fini e Casini; il primo si è praticamente suicidato mentre il secondo, al contrario, è il re del trasformismo e — fateci caso — è sparito dal dibattito che conta non appena ha messo al sicuro il suo obiettivo. Se la lista di Monti dovesse fare un risultato più che dignitoso (cosa che, in un certo qual modo, auspico), vedrete che Pierferdinando darà delle grandi rotture di palle a Monti.

Potreste obiettare: sono tutte critiche che si possono muovere anche alla parte che sembri aver scelto. Ed è verissimo. Ci sono delle volte che sento parlare quelli della mia parte e mi vergogno per loro. Ne ho letti, sentiti e qualcuno anche visto: per la maggior parte sono imbarazzanti. Sono ballerini scoordinati capitati chissà come in prima fila. Ecco, dopo averlo capito questo “come”, mi piacerebbe anche che non si ripetesse più. Aggiungo di più: Berlusconi è il peggio che ci sia, politicamente, in questo momento in Italia. Ma è anche l’unico che si tiene lontano da ogni moralismo, da ogni “migliorismo”; quegli altri sono “L’Italia Migliore”, da slogan: una roba che mette i brividi, che sa di pensiero unico, di visione unica. Di soviet. Quanto a Monti, beh, ha condotto una campagna elettorale già di suo strana e brevissima con una bussola tattica completamente impazzita. E’ arrivato a dire — a sparare, anche lui — che vuole diminuire il costo del lavoro per chi assume con contratti a tempo indeterminato, che è solo la versione tecnica del “prometto 1 milione di posti di lavoro” alle poste, col culo parato. Verrebbe da ridere.

Ho detto che la scelta è di cuore, non di mente. E poi, se devo sperare che qualcosa cambi, tanto vale farlo stando nel perimetro in cui, come indirizzo culturale di massima, ci si sente rappresentati — sì, anche da certo colore del leader. Come gli italiani medi. Anzi, peggio. Una condanna a rivotarlo con la consapevolezza mica di crederci, ma di essere incazzati neri.

Per quanto possa valere, questo mio pensiero ho cercato di riassumerlo anche in una lettera che ho mandato al Foglio e che è stata pubblicata questa mattina:

lettera_foglio

E’ uno di quei casi in cui serve avere qualcuno che ti capisca. Già, su con la vita, ché le cose importanti probabilmente sono altre.

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