Otto cose probabilmente inutili su queste elezioni.

Facciamo così. Io cerco di reprimere la parte di tifoso che c’è in me (e in ognuno di noi) e che in momenti come questi tende ad emergere. Voi, però, fate lo stesso.

Che dire di queste elezioni? Non molto, in verità. I dati che arrivano sono ancora parziali, e fino ad ora abbiamo fatto affidamento su instant poll, exit poll e proiezioni, e di solito si sa come va a finire. Un paio di cose, però, emergono chiaramente.

La prima: i sondaggisti dovrebbero cambiare mestiere, o riacquistare velocemente la credibilità che nelle ultime elezioni hanno perso. Non tutti, per carità. Da salvare, ad esempio, ci sarebbe la Ghislerli ma non si può dire perché è la sondaggista preferita dal Cavaliere e allora si fa un po’ brutta figura. Però è l’unica che ha prodotto i sondaggi che più si avvicinavano a quella che finora sembra essere la realtà, a prescindere poi da chi vinca.

La seconda: ci sarà ancora ingovernabilità. E questa, oltre ad essere finora la cosa più certa, è anche l’unica che in qualche modo si sapeva. L’ideale, per me almeno, sarebbe un bel governo di beneintenzionati che faccia finalmente quelle due-tre riforme che Mario Monti non ha avuto coraggio/opportunità/spazio politico di fare (tra cui quella della legge elettorale, ma si sa che è difficilissimo farla realizzare ai parlamentari) e che ci traghetti a prossime elezioni. Tanto queste, tra un anno e mezzo al massimo, ci saranno lo stesso. Val la pena, quindi, provare a non sprecare tempo prezioso.

La terza: Mario Monti ha fatto flop. Con un merito: dovessero rimanere così le cose, sarà ricordato come quello che ha fatto sparire Fini e Casini dalla politica italiana — ed è di che accontentarsi. Però la sua proposta è stata, politicamente e tatticamente, un suicidio. Aveva la possibilità di essere il leader dei moderati italiani, cioè della maggioranza come vediamo nemmeno troppo silenziosa, e l’ha buttata al vento. Non so se, anche qui, gli sono mancati il coraggio, l’opportunità e lo spazio politico, o è solo stato mal consigliato. So solo che, detto fuor di metafora, si è dimostrato un pollo: aveva la credibilità ma non i voti e, anziché mettersi con chi negli anni aveva perso credibilità ma mantenuto un certo qual numero di voti, è andato con chi non ha mai avuto né l’una né gli altri. Mi si potrebbe obiettare: per forza, Berlusconi anziché tendergli la mano ha preso ad insultarlo. Il che è vero solo a metà, perché prima degli insulti un paio di mani si erano allungate; e, in ogni caso, questo stesso fatto dimostra nuovamente la miopia tattica. In politica, almeno come siamo abituati noi in Italia, gli insulti sono da anni nel menù: ce li si tira addosso ma poi si fa pace. E’ la realpolitik (la troveremo anche più avanti, a proposito di Grillo).
Ben gli sta a Monti — direbbe il tifoso che però ho promesso di tenere a bada. Diciamo solo che, dovesse redimersi, una seconda possibilità gli italiani, probabilmente, gliela daranno anche.

La quarta: via dalle scatole Ingroia, Di Pietro e i comunisti vari ed assortiti (con l’eccezione dell’ultra sinistra vendoliana che, però, da tempo di sé non dice “comunista). Anche qui, c’è di che accontentarsi. Ci sono voluti vent’anni affinché il peggior lato del giustizialismo sparisse dalle aule, ma forse questa volta ce l’abbiamo fatta davvero.

La quinta: rassegnatevi, Berlusconi non lo si elimina così facilmente. Lo sanno tutti, tranne coloro i quali ad ogni giro elettorale vorrebbero fargli la pelle: o con i voti o, semmai, dopo in Parlamento con qualche legge — questa volta sì — ad personam atta a colpire lui o le sue aziende o, alla peggio, qualche famigliare (si vorrebbe sparare nel mucchio, quando manca la strategia). C’è un’Italia, inoltre, che per quanto ci proviate tutte le volte non ha assolutamente la minima intenzione di essere rappresentata dalla sinistra, in qualunque forma o declinazione. E’ così da sempre: solo il Pd non se n’è accorto.

La sesta: il Pd, appunto. Che, al di là di come finirà con i dati reali, sarà ricordato come quello che queste elezioni ha fatto di tutto per non vincerle. A cominciare dalle primarie e dall’assurda idea di apparato che Renzi non dovesse in alcun modo vincerle. Si è vista come è finita. Già: sarà cinico, ma se c’è un colpevole massimo di questo immobilismo, esso è il Pd. Avesse fatto il possibile per sostenere Renzi, che non vuol dire truccare le primarie in suo favore ma nemmeno boicottarle a suo svantaggio impedendo di fatto che gli elettori lo votassero, a questo punto i risultati e gli uomini in campo non sarebbero questi, e forse si parlerebbe davvero di Terza Repubblica.

La settima: Grillo. Mi fa paura, e anche un po’ schifo. Però, inutile negarlo, l’unico vero vincitore di queste elezioni è lui. Primo partito, si dice. Già. Ora però inizia il divertimento: vedere i grillini in Parlamento. Grillo dice che sarà un piacere e non vede l’ora; io anche. Perché fino ad oggi, in tutte le città dove il Movimento 5 Stelle ha vinto, non è che sia stato fatto granché. C’è quella cosa che si chiama Realpolitik e che né Grillo né — soprattutto — i suoi sostenitori, hanno compreso. Parma, ad esempio. Parma non è quasi mai stata citata da Grillo in questa campagna, segno che le cose, dove sono al potere, non è che siano esattamente come se le erano immaginate.

L’ottava, e ultima: queste parole, scritte alle 7 di sera, non valgono un cazzo. Però tutti dicono la loro, e mi sembrava brutto non farlo.

Edit — passate le ore, e visti i risultati definitivi, vale ancora la stragrande maggioranza delle cose sopra scritte. Un paio di puntualizzazioni: a differenza di Fini, Casini avrà ancora un posticino. E vabbé. Grillo è il vero vincitore numerico di queste elezioni, e ora bisogna capire se le larghe maggioranze il Pd preferirà farle con lui o con altri. Io credo che il Pd proverà a farle con lui, con lo scouting o con altri mezzi (simili al “mercato delle vacche” che però viene scomodato solo quando c’è di mezzo il Pdl, vai a sapere perché). Grillo, al momento, pare aver risposto picche. Al momento, perché una buona dose di realismo dovrà necessariamente tirarlo fuori. La peggiore delle ipotesi, per questa classe politica indecisa su tutto, sarebbe quella di ignorare Grillo e farlo ingrossare fino a percentuali ancora più alte di quelle prese ieri. Mi viene un brivido, ma è così: questo a furia di “arrivare 3” (copyright Giuliano Ferrara) si sta infilando piano piano nelle pieghe della politica italiana per rivoltarla come un calzino.
Rimangono i due colpevoli assoluti di queste elezioni: Pd e Mario Monti.

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