Trovate le somiglianze.

Non per peccare di eccessiva esterofilia — un vizio questo che m’appartiene poco e comunque in misura inferiore alla media — ma è curioso come oltremanica qualcuno ha un’idea e qualcun altro l’ha già applicata.

L’idea viene fuori da un tagliente articolo pubblicato sul sito della BBC. Il punto di partenza: i nostri musei sono pieni di opere d’arte che stanno negli scantinati e la proporzione tra quelle che un visitatore osserva (quando le osserva) e quelle stipate chissà dove pende di molto in favore di quest’ultime. La soluzione: perché non prestiamo le opere d’arte per un periodo di tempo a chi le vuole ammirare per bene in casa sua? Letteralmente: «potrà una galleria d’arte somigliare più ad una biblioteca pubblica che ad un tempio?».

L’applicaizione dell’idea: a Londra qualcuno, proprio nei giorni in cui impazzava il festival di Glastonbury, ha pensato di aprire un negozio dove si prestano i dischi in vinile. Un’assurdita? Forse. Però sembra funzionare. Funziona così: per una sterlina ci si iscrive, e poi si paga una piccola somma per portarsi a casa fino ad un massimo di cinque dischi. Un’attività, questa, nata dal dover fare di necessità virtù: «facevamo dj set qui a Londra e volevamo costruirci la nostra piccola discoteca. Solo che non c’erano soldi e le biblioteche non tenevano più i dischi, considerato anche i nostri gusti piuttosto eclettici.»

Trovo solo io una certa somiglianza tra le due cose?

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