Luglio 9, 2013

#ristampatecamerini

camerini

Questo è un appello a tutte le anime che pascolano l’internet e hanno la campagna facile. Intesa come campagna mediatica assillante, simpatica e del tutto educata. Come per tutte le campagne, il fine è quello di ottenere un risultato. Nel nostro caso questo: far sì che chi possiede i diritti ristampi i primi tre — a mio avviso fondamentali — dischi di Alberto Camerini: “Cenerentola e il pane quotidiano” (1976), “Gelato Metropolitano” (1977) e “Comici Cosmetici” (1978).

Antefatto: oggi pomeriggio si discuteva, con un collega, del sassofonista in uno di quei dischi. Io ignoravo chi fosse, mentre il collega ignorava addirittura il contenuto di questi dischi. “Fammi ascoltare qualcosa…” — mi ha chiesto. “Devi andare su Youtube, altri modi che non siano illegalissimi non ci sono. A meno che tu non voglia comprare i vinili su ebay…” — gli ho risposto.

Già: i primi tre album di Alberto Camerini sono al momento introvabili. Contrariamente alla vulgata che li vuole mai ristampati su cd, essi ebbero invece l’onore di una stampa su disco ottico oltre vent’anni fa. Era il 1990 e la CBS (che aveva “ereditato” Camerini dalla Cramps e lo aveva messo sotto contratto al momento dell’apertura di una sua sede italiana, separandosi dall’allora CGD) nell’atto di ristampare in compact disc tutta la sua carriera, mise su cd anche questi lavori. Segno che possedeva, all’epoca, i master e i diritti su di essi. L’operazione sembrò passare in sordina, perché anche un database solitamente molto attendibile e ben fatto come Discogs menziona queste ristampe solo parzialmente (viene indicata la ristampa del solo “Comici Cosmetici”). Fortunatamente esistono i siti dei fan, sui quali qualche traccia la si trova.

I dischi furono originariamente pubblicati dalla Cramps di Gianni Sassi. Erano gli anni del nuovo rock milanese, del circolo Santa Marta (immortalato in questa tarantella), dei festival di Re Nudo insieme all’amico Finardi e della contestazione politica che non andava troppo per il sottile (quella volta al Parco Lambro, però, i contestatori se la presero col povero camioncino dei polli arrosto). Alla chiusura dell’etichetta, nel 1989, il back catalogue di Camerini passò alla CBS che appunto mise su compact disc quei lavori. La CBS (con la quale Camerini rimase fino al 1986), dopo mille acquisizioni che annoierebbero ad essere raccontate, è ora parte di Sony Music, ovvero di uno dei tre grandi gruppi discografici ad essere rimasti sul mercato (con Universal e Warner). E proprio la Sony nel 2006, quando era ancora Sony-BMG, ha timidamente rimesso sul mercato quello che finora è l’unico disco da studio di facile reperibilità: “Rudy & Rita” (quello che contiene “Rock and roll robot”, per intenderci). La mossa era probabilmente dovuta — ma siamo nel campo delle supposizioni, più o meno confermate dal chiacchiericcio di newsletter e forum — a un tentativo della casa discografica di sondare il terreno per eventuali future ristampe. Che ancora non si sono viste.

Che qui si abbia un debole per Alberto Camerini, non è un mistero. Così come è fuori da ogni dubbio che, nel corso degli anni, qualunque (e vorrei sottolineare il “qualunque”) album di pop-rock italiano degli anni 70 abbia goduto di una ristampa: sembra esserci, là fuori, un mercato particolarmente interessato all’esotismo italico di quegli anni. Ciò che non si capisce è come tre dischi molto richiesti (e battutti a prezzi medio-alti nelle aste online), quali i primi tre album di Alberto Camerini sono, non abbiano ancora ricevuto questo onore.

Ad un’analisi superificiale, sarebbe facile liquidare l’artista solo come quello degli anni ’80, di Tanz Bambolina, dell’arlecchino elettronico e dei suoni prodotti da Roberto Colombo. O come quello delle romanze in salsa pop (“Bambolina”, “Diamantina”, “Arlecchino educato all’amore”), che costituivano l’altra faccia della medaglia di Alberto Camerini. Oppure della “punk rock opera” celebrata in “Computer Capriccio”. Ma dietro tutta questa venezianità un po’ posticcia (ma anche tanto intrigante) c’era uno dei migliori chitarristi della sua generazione. E c’erano, per l’appunto, questi tre dischi. Che contenevano in parti uguali cantautorato, testi assurdi, tropicalia in salsa milanese (ma Camerini nacque a San Paolo, Brasil), una spruzzata di punk (nel disco “Comici Cosmetici” c’era la paraculissima e italianissima “Poliziotto per favore”) e persino uno pizzico di contestazione tipica di quegli anni — Camerini si mosse molto in quegli ambienti, ma viene il dubbio che la sua contestazione fosse un po’ canzonatoria, soprattutto nei confronti dei contestatori di allora.

C’erano, anche, degli ottimi musicisti. A scorrere l’elenco di chi partecipò a quelle tre sessioni (una per anno, altri tempi) spuntano fuori tutti i nomi dei protagonisti dell’epoca. Dai progressivi (Walter Calloni, Lucio Fabbri) agli sperimentatori (Patrizio Fariselli degli Area) a quelli più avvezzi al folk (i fratelli Bardi, con la sfortunata Donatella — anch’essa ristampata, pensate un po’ — che duetta nella dolcissima “Bambulé”).

L’hashtag, ché non esiste campagna senza l’apposito hashtag, potrebbe essere #ristampatecamerini. Le modalità decidetele voi, o decidiamolo insieme.

Sta di fatto che non è possibile che quei tre dischi non stiano sui miei scaffali (in cd, perché in vinile col tempo — e col sangue — ce li ho messi). Che poi in cd vuol dire (anche) in digitale, su Spotify, su Deezer. Insomma, ovunque si possano fruire.

(questo post stava in già in bozza quando è arrivata la notizia che Sony Music ha acquisito tutto il vecchio catalogo Cramps. Dalle ricostruzioni fatte qui, la Cramps aveva già ceduto a CBS i master dei primi tre album di Alberto Camerini. Potrei sbagliarmi perché le informazioni sono davvero poche. Per questo la notizia potrebbe essere ancora più interessante nell’ottica di #ristampatecamerini)

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