Riassunto della giornata.

Oggi ho fatto un sacco di cose. Ne ho fatte talmente tante da non rendermi conto di come la giornata sia volata. Tanto che, in questo momento, con tutte le cose che ho fatto mi sembra di non aver fatto niente: un paio di battiti di ciglia da questa mattina ed è già ora di andare a letto.

Comunque oggi ho lavorato. Tanto. Presente quando sei talmente immerso che dall’ultima volta che hai guardato l’orologio le lancette segnano due ore più avanti? Ecco. Ho lavorato tanto e sono contento. Bene: perché a me piace lavorare.

Durante le pause sul cellulare mi annotavo alcuni pensieri su una notizia che avevo letto di mattina scorrendo i miei feed su Feedly. E tutti quei pensieri sono diventati questo post che ho messo in auto-pubblicazione e che dev’essere andato on-line nel primo pomeriggio, minuto più minuto meno.

Poi ho risposto ad un sacco di mail. Ovvero il dramma della società moderna (il dover rispondere ad un sacco di mail, non le mail in sé). Ne avevo accumulate alcune dalla metà della settimana scorsa. E per accumulate intendo proprio nemmeno lette, non quell’accumulo un po’ finto per cui tu rispondi subito, lasci nella cartella delle bozze a macerare, e invii quattro-cinque giorni dopo.
Ad una di queste mail accumulate ho provato a rispondere anche in macchina, mentre tornavo a casa dal lavoro. Volevo vedere come si comportava Siri, ma non è stata una bella esperienza.

Poi ho fatto un bagno. L’ho anche scritto via sms che avrei fatto un bagno e la risposta che ho ricevuto è stata “come le fighette”. Non facevo un bagno caldo da anni. Ricordavo meglio, se non altro perché ho passato le due ore immediatamente successive a morire di caldo —e pensare che il bagno l’ho voluto fare perché avevo freddo.

Ho cenato.

Poi ho ascoltato un disco di Eleh del 2010, “Location Momentum”, uscito per la Touch. Eleh è un personaggio che vuole rimanere volutamente anonimo, che ha inciso un sacco di dischi (prevalentemente per la Important Records) indagando il comportamento dei sintetizzatori analogici. Ha composto opere in aperta lode a toni puri, a onde seno, a onde quadre.
Ascoltare Eleh richiede uno stato mentale particolare. Ci si trova immersi in una specie di brodo primordiale, interrotto di tanto in tanto da battimenti, e si apprezza pienamente la bellezza del suono. Il suono puro, senza musica.
Voi non avete idea di quanto sia bello il suono.

Poi ho dato un’occhiata ai resoconti della 55esima Biennale di Venezia sul numero di Settembre di Frieze (piccolo inciso: non rinnoverò il mio abbonamento a Frieze, anche se mi spiace).

E poi, prima che il mio cervello andasse in stand-by, ho scritto questo post. Perché da qualche parte ho letto che un blog deve, di tanto in tanto, soddisfare la sua funzione di essere anche un po’ diario.

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