Ottobre 27, 2013

Ciao. Mi mancherai molto.

Di tutti i dischi di Lou Reed che avrei potuto mettere per salutarlo, ho scelto probabilmente il suo più ostico. C’è sempre un motivo particolare, dietro questo tipo di scelte. Il mio motivo particolare è che questo lavoro coincide con il mio innamoramento nei suoi confronti. La prima volta che l’ho ascoltato non ero più giovanissimo e, per così dire, avevo già una coscienza musicale ben formata. O forse credevo, perché evidentemente non era formata del tutto. Ce lo fece ascoltare un professore all’Università — perché a volte esiste anche un’Università dove vi fanno ascoltare Lou Reed — ed ero in pieno periodo avanguardie musicali non colte, roba tipo gli Henry Cow. Fu un colpo di fulmine: l’unica cosa che ricordo con chiarezza è che rimasi inchiodato al banco con le orecchie affascinate da tutti quei feedback. Ricordare altro di un disco del genere, del resto, credo sia molto difficile. Non ricordo nemmeno, ad esempio, perché quel professore ci fece ascoltare Lou Reed e, in subordine, perché proprio questo disco; probabilmente per citare un esempio di album major che fuggiva completamente da qualunque regola di mercato. Una cosa impensabile al giorno d’oggi.

Del resto una densità sonora come quella contenuta in quei solchi non è mai stata probabilmente prodotta altrove. Metal Machine Music fu un disco capito per niente alla sua uscita — e in questo è accomunato ad altri album di Lou Reed — ma che, col tempo, ha fatto proseliti. Ne sono state incise, nel tempo, svariate versioni da parte di artisti più o meno estremi, più o meno contemporanei (nel senso di musica contemporanea) e più o meno sperimentali. Nessuna di queste eguaglia l’originale — ma è quasi superfluo dirlo.

E’ una giornata molto triste, oggi.

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