Novembre 30, 2013

Se le Poste non mi consegnano la posta, io lo scrivo su Internet.

Raramente questo blog è utilizzato per delle comunicazioni di servizio. Figuriamoci per esprimere lamentele. Ma, come si dice, la misura è colma.

L’oggetto della collera sono le Poste Italiane. Un’azienda fintamente privata, ma che in verità rappresenta il motivo per cui lo stato ha fallito miseramente la sua missione. E rappresenta anche — se ce ne fosse ancora bisogno — il motivo disperato per cui ad un monopolio e un monopolista è sempre e comunque preferibile una liberalizzazione e una concorrenza. Non è detto che funzionino: ma tentare non nuoce, dal momento che peggio di così non si può stare.

Sono arrabbiato con le Poste Italiane perché dove abito io, Carugate in provincia di Milano, da mesi riceviamo la posta una volta ogni tanto (ogni troppo) e tutta insieme. Capita, dunque, di ricevere bollette scadute. O tre, quattro numeri della rivista cui siamo abbonati tutti insieme. O pacchi che davamo ormai per persi e per i quali avevamo già aperto contenziosi con chi ce li ha venduti o avviato pratiche per il rimborso dei soldi.

Una situazione così non è ammissibile. Tanto più che il problema pare non essere allargato, ma ben ristretto a questo comune. Basta infatti uscire dai confini e vedere i postini che tutti i giorni, ad orari mattutini, consegnano la corrispondenza in ufficio o a casa degli amici, della zia, della findanzata. Dell’amante. Gente che fa il suo lavoro, insomma, e che preghiamo di passare sopra quanto qui esposto —o, in alternativa, d’incazzarsi con noi: del resto sono vittime anche loro di un sistema che non funziona come dovrebbe.

Uno pensa: cosa posso fare per risolvere questo —ehm— disguido? Prima cosa: andare in Posta. Lo abbiamo fatto. Prima ci è stato detto che il disservizio non riguardava solo Carugate ma anche altri comuni, perché c’erano dei problemi al centro di smistamento; poi, che la corrispondenza non ricevuta poteva essere quella gestita dai famosi (?) operatori privati (nati da una farlocca liberalizzazione del servizio postale), il che non è chiaramente vero perché quella lettera ogni 15 consegnata dagli operatori privati era anche l’unica ad arrivare in orario; dopo, che c’è carenza di postini e che è consigliabile aprire una casella postale, così in qualunque momento possiamo andare noi a ritirare la nostra corrispondenza (“ci fate lo sconto sui francobolli?”, abbiamo risposto); infine, che avremmo potuto presentare reclamo, contattando le poste tramite apposito modulo o via internet.

Via internet ho pensato che sarebbe stato meglio. E così ho cercato su Twitter. Le Poste Italiane contano svariati profili Twitter, probabilmente gestiti da un service esterno in subappalto, nessuno dei quali offre un generico servizio di assistenza ma solo un’assistenza “mirata” a seconda del tipo di utente o del tipo di prodotto: utente privato, bancoposta, spedizione pacchi, ecc. Altro particolare che indica come le Poste abbiano preso sul serio l’assistenza su Twitter: nessuno di questi profili è segnalato come ufficiale e certificato. Facciamo a fidarci e segnaliamo il problema:

Incredibile ma vero — tanto che ci eravamo già illusi di poter risolvere la questione in breve tempo e con successo — rispondono nel giro di due-tre minuti:

Possiamo finirla qui e lasciare perdere il proseguo della discussione: chiedevano che gli inviassi i miei dati personali via messaggio diretto. Il che è assurdo: primo, perché — come già detto — l’account non è verificato; secondo, perché tutti i dati per aprire una segnalazione e fare delle verifiche li conoscevano già: disservizio nel comune di Carugate dove la posta viene consegnata una volta al mese, ad essere generosi.

Poi ti chiedi perché le cose non funzionano come dovrebbero: perché ci si rimpalla il problema e si chiede di affrontare una trafila burocratica che scoraggerebbe anche il miglior intenzionato a porre la lamentela (il modulo richiede una laurea in ingegneria gestionale e la pazienza di un frate per essere compilato).

In Italia le Poste, temiamo, hanno da tempo perso di vista il loro core business. Che è quello di consegnare la corrispondenza nelle sue varie forme. No, qui da noi sono molto più evoluti: una quindicina di anni fa abbiamo iniziato a vedere libri e quant’altro in vendita agli sportelli (quando i libri, e soprattutto il “quant’altro”, non si vendevano più nemmeno nei luoghi deputati). Poi, a cascata, tutti i servizi collaterali che esistono oggi: la banca, la telefonia, ecc.

Nel frattempo la situazione della corrispondenza precipitava a picco, con furti e rallentamenti nei centri di smistamento e un dibattito su una vera privatizzazione (non quella finta degli anni Novanta) che aggiungeva solo l’epiteto di “cornuto” a quello già ben presente di “mazziato” — ovviamente il riferimento è ai consumatori.

Sono quattro settimane che non ricevo posta, pur essendo sicuro che da qualche parte ci sono lettere e pacchi indirizzati a me che aspettano di essere consegnati. Allora mi sono detto: proviamo a scriverlo su internet, contravvenendo a tutte le regole che mi sono imposto, e vediamo cosa succede.

3 pensieri su “Se le Poste non mi consegnano la posta, io lo scrivo su Internet.

  1. Ornella Pesenti

    “In Italia le Poste, temiamo, hanno da tempo perso di vista il loro core business. Che è quello di consegnare la corrispondenza nelle sue varie forme. ”

    Togli pure “temiamo”. Avvallo ogni lettera del tuo articolo e spammo.

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    1. Gianluigi Autore articolo

      Una situazione assurda. Abbiamo un’azienda di proprietà al 100% del Ministro del Tesoro, cioè dello stato, che differenzia la sua attività senza tener fede al suo compito primario. Salvo poi fare le barricate quando qualcuno prova a far svolgere il compito della consegna della corrispondenza ad altri vettori.

      Uno specchio, impietoso, di tutto ciò che non funziona nel nostro paese. Applicabile, tra l’altro, negli ambiti i più svariati.

      Saluti.

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  2. Marcella

    Le Poste Italiane dovrebbero fare le Poste e non le Banche. Alle Poste si è data la possibilità di effettuare servizi finanziari a discapito delle altre normali funzioni che dovrebbero contemplare,appunto, la consegna della posta.
    Negli Stati Uniti non consegnare la posta è reato federale, perché non lo facciamo anche in Italia?.
    Marcella

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