Dicembre 30, 2013

La loro faccia.

A me fanno impazzire quelli che ti giudicano, ad esempio, per come voti. Dico davvero. Magari sei lì a tavola, una bella tavolata di quelle piene di persone che si conoscono bene ma non così tanto da sapere chi vota cosa. E ad un certo punto uno di questi se ne esce dicendo che lui, a tavola con uno che beve solo acqua frizzante, mai. Oppure che non andrebbe mai in vacanza con quel suo caro amico che ha il vizio di masticare chewingum. E’ gente che o bianco o nero, e se per caso sei quello sbagliato dei due — o peggio ancora stai sul grigio — per loro è chiusa. Sei una specie di caso irrecuperabile. Figurarsi quindi, questi personaggi, se andrebbero mai a cena con uno che ha votato a destra. Ma mica perché è reazionario o fascista; no, magari solo perché si riconosceva in quell’idea di rivoluzione liberale e bla bla bla che la destra italiana ha portato avanti negli ultimi vent’anni, pur senza realizzarla.

A me questi personaggi fanno davvero impazzire. Perché poi, spostando il discorso sui libri (amano spostare il discorso sui libri), la buttano su Marco Travaglio. Cioè non si sono persi nemmeno uno dei suoi innumerevoli libri sfornati con un tempismo impressionante. Lo adorano. Lo leggono e rileggono e poi ne riportano le argomentazioni chiave durante le conversazioni, con quel piglio di superiorità morale ed etica che te lo raccomando. Ecco: a cena con un berlusconiano mai, mica che quello poi si mette le dita nel naso e rutta soddisfatto a fine pasto. Però Marco Travaglio, che è un po’ il giornalista prototipo della destra più giustizialista che ci sia, sì. Qualcuno gli deve aver raccontato la storiella che quella di Travaglio è la sinistra e loro se la sono bevuta tutta d’un fiato. La colpa di tutto questo, ovviamente, è della sinistra che abbiamo avuto negli ultimi anni. Una sinistra talmente smarrita da aver penso il senso della sua storia e da essere andata a braccetto con tipi che più di destra non potevano essere. Dico, che razza di Frankenstein era la lista presentata da Ingroia alle ultime elezioni politiche, in quanto a non capire bene da che parte pendesse l’ideologia che ne costituiva la spina dorsale? O il Partito Democratico, che a più riprese si è fatto dettare l’agenda un po’ dalla Cgil e un po’ da Antonio Di Pietro? (Fino a che stava in parlamento Di Pietro, c’era per caso uno più a destra di lui?).

Io però a cena queste persone le inviterei. Ne conosco molte, e sono tutte per bene. Oddio, forse loro a cena da me per i motivi di cui sopra non ci verrebbero. E sarebbe davvero un peccato. Non per far vanto di un’aperta veduta di mente, sia chiaro. Però l’inviterei volentieri anche solo per vedere la loro faccia dopo aver raccontato il mio passato elettorale e consigliato l’ultimo libro di Francesco Piccolo (o anche solo dopo che con la coda dell’occhio hanno visto, tra i miei dischi, anche quelli degli Stormy Six).

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