Pono, il player audio di Neil Young destinato non si capisce bene a chi.

Sta facendo molto parlare di sé Pono, il player musicale di Neil Young lanciato in questi giorni all’SXWX e messo in vendita, almeno inizialmente, tramite crowdfunding su Kickstater al prezzo di 300 dollari (399 dovrebbe essere il costo nei negozi).

La particolarità di Pono, ben esplicata da Young stesso («finora abbiamo venduto musica di merda»), non è quella di essere l’ennesimo player musicale sul mercato; né tanto meno cercare di scalzare il dominio Apple (con gli iPod prima e con l’iPhone oggi) nella portabilità della musica. Il vero obiettivo è quello di conquistare la fascia di ascoltatori alta, nel senso di qualità. Pur leggendo ogni tipo di formato audio, Pono punta infatti a fidelizzare l’utente all’acquisto nel suo store, dove la musica sarà venduta nel formato Flac.

Se l’mp3, o l’Aac venduto su iTunes, sono considerati formati lossy, cioè che nella fase di compressione perdono informazioni ritenute dai modelli psicoacustici ridonanti per l’orecchio umano (e tanto più si comprime, tanto più si perdono queste informazioni), il Flac è al contrario un formato loseless: è compresso senza perdere nulla di ciò che serve a ricostruire l’audio così come era nel formato lineare (prima della compressione).

La questione è ormai nota a tutti. Per ribadirla, basti questo esempio (stiracchiato, ma ci capiamo): un mp3 è come un file di testo che, dopo la compressione, ci consenta ancora di godere appieno del suo contenuto ma al quale sono stati eliminati orpelli inutili (formattazione ridonante, immagini, clip art, macro ecc.). Un file flac è il medesimo testo compresso senza perdere nessuna di quelle informazioni sopra definite ridondanti: una volta decompresso lo abbiamo identico al formato di partenza.

Ovviamente a risentirne è il peso del singolo file: laddove con un mp3 che mantenga una qualità più che buona arriviamo a compressioni fino a 10 volte rispetto al file originale, con un Flac difficilmente andiamo oltre una riduzione del 50% del peso iniziale. Questo perché la codifica lavora soprattutto (seppur non solo) sui singoli bit che compogono il file (un po’ come i formati zip o rar).

Il Flac non è una novità di Pono. Esiste da moltissimo tempo, è un formato libero e i suoi sostenitori lo promuovono anche per il fatto che ovvierebbe ad alcuni limiti intrinseci dei compact disc. Non di rado, infatti, troviamo store musicali (soprattutto, ma non solo, di musica classica) che vendono file Flac, spesso con frequenza di campionamento a 96Khz (di molto superiore ai 44.1 del cd). Addirittura, sui siti di file sharing esistono appassionati che si scambiano Flac in qualità altissima creandoli dal vinile anziché dal cd: questo perché il vinile è lineare e non discreto, mentre un compact disc si compone di migliaia (44100, appunto) ‘fotografie’ del suono al secondo. Dei gap che alcuni considerano incolmabili. Un po’ quello che promette lo store di Pono: la creazione di file Flac ad altissima qualità direttamente dai master fonografici (che vengono creati ad una risoluzione di molto superiore a quella dei cd).

Il tentativo è interessante: dopo anni di ipercompressioni, saturazioni e loudness war, sembra partire dagli stessi artisti una spinta al ritorno ad un suono decente. Il costo dell’operazione è alto: l’obiettivo, fissato in 800 mila dollari, è stato abbondantemente superato (mentre scrivo siamo oltre 1 milione), mentre il costo di 300 dollari lo pongono come un prodotto più vicino alla fascia alta che a quella media.

A chi è rivolto Pono? Secondo me a due tipi di ascoltatori: l’audiofilo e l’ascoltatore “pesante”. Non per cadere nei soliti luoghi comuni, ma l’audiofilo vuole ascoltare la musica sul suo impianto; e spesso l’ascolto non è accompagnato da un gusto per la musica, ma piuttosto dal godere di effetti e resa sonora irraggiungibili sugli impianti consumer, figuriamoci in movimento. Leggermente diverso il caso dell’ascoltatore pesante: anch’esso legato alla qualità del suono, ma comunque disposto a sacrificare qualcosa sull’altare della portabilità (e infatti l’ascoltatore pesante si è dotato, nel tempo, di walkman, minidisc, discman e iPod).

Pono è soprattutto un player portatile. Ma nessuno dei due target individuati ha la necessità di collegarlo all’impianto di casa. Chiunque sia interessato ad ascoltare file Flac ha già da tempo collegato il suo computer, magari dotato di buona scheda audio e di uscite ottiche, all’impianto hi-fi. Alla peggio, collegato il suo iPod nel quale ha caricato musica nel formato Apple Loseless (l’equivalente del Flac di Cupertino). Viceversa l’audiofilo, dopo aver speso migliaia di euro per lettori specifici, amplificatori valvolari ed equalizzatori stratosferici, difficilmente collegherà un player portatile (seppur dotato di uscita dedicata) al suo impianto.

Pregevole il tentativo di voler educare (per quanto non mi piaccia in generale questo concetto) i più giovani ad un ascolto qualitativamente migliore. E i nomi pesanti coinvolti nell’operazione (oltre a Young c’è il supporto di Arcade Fire, Dave Grohl, Bruce Springsteen, Elvis Costello tra i tanti) potrebbero dare a Pono quella patina glamour e commerciale necessaria per una spinta iniziale. I risultati della campagna su Kickstarter sono d’altronde incoraggianti.

Rimane il fatto che l’industria musicale negli ultimi 15 anni ci ha sempre più abituati ad una ascolto massiccio a scapito della qualità (i servizi di streaming confermano questa tendenza). Il mercato audiofilo potrebbe pure essere mosso da una iniziale curiosità, ma temo prevarrà una certa diffidenza nei confronti dei gadget tecnologici.

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