Aprile 12, 2014

Di ventennale in ventennale

Tipo che sono settimane che ce la menano col ventennale della morte di Kurt Cobain. Hanno iniziato un mese prima, temo finiranno un mese dopo. Da parte mia, mai pensato ci fosse alcunché da festeggiare: in quanto a colonna sonora di una generazione, quella passata alle cronache come la Generazione X, avevano detto molto di più i Mother Love Bone (Chloe Dancer/Crown Of Thorns è la colonna sonora di quegli anni, essendo resistita più di una stagione e in fondo grazie anche al film Singles di Cameron Crowe).

Sì, vabbé: In Utero è tutto sommato disco apprezzabile.

Però, se proprio devo, mi ascolto gli Alice In Chains.

Non solo i Mother Love Bone. Le Breeders di Kim Deal, delle quali Cobain si è sempre dichiarato grande fan, hanno fatto un disco (Last Splash) molto più bello di tutti i dischi incisi dai Nirvana, e probabilmente anche di quelli che avrebbero inciso se non avesse fatto la fine che ha fatto – e smettiamola una volta per tutte: non era nemmeno il primo a scegliere quella fine, e scrivo «a scegliere» al netto di ogni dietrologia e complottone starring la vedova che infatti poi si è visto che fine ha fatto con le canzoni presunte rubate al marito (ma alla vedova ci torno verso la fine).

Che poi il problema per me era proprio Cobain. Novoselic e Grohl simpaticissimi, e non solo per contrasto. Uno è sparito compiendo la scelta più coraggiosa nel mondo del rock degli ultimi 50 anni; l’altro – diametralmente opposto – ha dato vita ad una delle rock band più scontate ma commercialmente più prolifiche di sempre, citando e ringraziando sempre tutti tranne quelli che l’hanno davvero influenzato (chi ha detto: i Wildhearts?). Chapeau. Tanto più che in questi giorni hanno fatto il colpaccio: sostituire un mediocre con due pesi massimi dei tempi che furono (Joan Jett e Kim Gordon) e di quelli che sono (St. Vincent e Lorde – l’avete sentita la sua versione di All Apologies?).

Che poi – strane le coincidenze della vita – oggi 12 aprile sarebbe anche il ventennale dell’uscita di Live Through This delle Hole. Dischetto così così, niente male ma nemmeno il miglior album del 1994, checché ne dica Rolling Stone (ma ci ha mai preso RS?). Però sti cazzi. Me lo sto sparando a tutto volume in questo momento, compiendo il miglior salto spazio-temporale indietro di vent’anni ever. Io me lo ricordo il video di Doll Parts su Videomusic, proprio quando voi star del twitter di oggi che celebrate Cobain e ve la prendete con la Love stavate ancora con il biberon in mano — e mica come facevo io che, allora equivalente vostro di oggi, idolatravo Sid Vicious senza infamare nessun altro, fosse stato Rotten, McLaren o la povera Spungen.

Dev’essere per quello se questi pensierini sparsi sul mio odio nei confronti dei Nirvana sembrano del tutto sconclusionati.

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