Aprile 30, 2014

I Queensryche

Non avevo mai scritto dei Queensryche. Il che è parecchio strano, dato che sono uno dei pochi retaggi della mia adolescenza metallara che ancora oggi mi porto dietro — in effetti, visto che sto scrivendo di loro, avrei potuto mettere su uno dei vecchi album, invece sto ascoltando il nuovo di Fennesz.

Secondo me i Queensryche sono stati il gruppo più intelligente dell’heavy metal. E ora non lo sono più. Cioè, non ora: non lo sono più da quindici anni. Da quando hanno pubblicato Hear In The Now Frontier, che all’epoca fu bistrattatissimo ma che, osservandolo col senno di poi, è largamente salvabile: è stato concesso a tutti di fare il disco grunge, perché loro dovrebbero mai rappresentare l’eccezione alla regola, tanto più che sono di Seattle?

Se da quindici anni non facevano un disco buono — no, Operation: Mindcrime II non era un disco buono: faceva schifo — tanto che noi ex fan in tutto questo tempo ci siamo accontentati persino di album da cinque al sei politico (per la simpatia) come Dedicated To Chaos, il culmine del ridicolo l’hanno raggiunto quando da una band mediocre (cioè quella degli ultimi vent’anni) sono nate due band del cazzo. Quella dei Queensryche (con Todd LaTorre, ex Crimson Glory) e quella di Geoff Tate con un po’ di bolliti dell’hard&heavy che fu. Entrambe hanno (man)tenuto il nome Queensryche, entrambe hanno prodotto due dischi pessimi (seppur pessimi in modo diverso: infatti ai metallari quello dei Queensryche con LaTorre è persino piaciucchiato) ed entrambe si sono imbarcate in tour poco meno che fallimentari (non ricordo quale delle due versioni ha suonato addirittura su una nave da crocera, in una specie di ex Monsters of Rock di porto in porto).

Per dovere di informazione: Chris DeGarmo, colui che abbandonò i Queensryche nel 1998, ora fa il pilota d’aereo. Le cronache, una volta che ha lasciato il gruppo, non hanno più registrato nulla di memorabile. Io non so se la vulgata secondo cui la sua dipartita coincide con il fallimento dei Queensryche sia vera. Tenderei a dire di no, fosse solo perché qualche anno dopo scrisse delle robe non memorabili finite sull’album Tribe (qualcuno parlò di reunion:  non era una reunion). Certo è che il suo contributo ai quattro album delle meraviglie (Rage For OrderO:MEmpire Promised Land) è stato tale che è impossibile non essere almeno sedotti (eufemismo) dalla possibilità che la vulgata, questa volta, sia corretta.

Ritornando a bomba. E’ di ore la notizia che le due parti hanno raggiunto un accordo. I Queensryche originali (ma senza Geoff Tate) saranno gli unici che potranno continuare a chiamarsi Queensryche e a suonare il repertorio dei Queensryche. Geoff Tate, invece, dovrà inventarsi un altro nome o presentarsi da solista, ma avrà l’esclusiva di poter suonare dal vivo i due capitoli di Operation: Mindcrime. Non fate l’errore che ho fatto io: «esclusiva» vuol dire esclusiva. E cioè che i Queensryche non potranno più suonare brani tratti dai due capitoli di Mindcrime.

Mi sembra che una cosa del genere fosse già successa con i Pink Floyd, che senza Waters non potevano eseguire roba da The Wall, ma potrei sbagliarmi perché i PF mi sono sempre stati su quel posto là.

Io non so cosa aspettarmi da tutto ciò. In verità non so nemmeno perché ne stia scrivendo, dato che sto facendo una fatica terribile a concludere il pezzo con qualcosa di significativo. Cosa siano stati i Queensryche è ormai materiale per nostalgici: alle nuove leve, di questo gruppo da 30 milioni di dischi venduti, Grammy awards conquistati, successo planetario e fallimento completo nel giro di pochissimi anni, non frega nulla. Un vero peccato, perché a scorrere la prima parte della loro discografia si trovano delle perle incredibili. Probabilmente tutto questo andare avanti per inerzia non gli ha fatto granché bene se oggi — quando una parola buona l’abbiamo pressoché per chiunque, anche per chi non se la meriterebbe — non riusciamo ad andare oltre un tiepido commento col sorrisino a mezza bocca.

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