Maggio 1, 2014

Il #concertodelprimomaggio

Oggi che è il primo maggio io che mi occupo di musica penso ad una cosa sola: il concertodelprimomaggio. Il concertodelprimomaggio è organizzato dai sindacati. Mica da tutti. Dalla cosiddetta «triplice»: Cgil, Cisl e Uil. Io non so perché i sindacati continuino ad organizzare il concertodelprimomaggio, e non so nemmeno perché abbiano mai iniziato ad organizzarlo. Sono proprio ignorante in materia, di quegli ignoranti irrecuperabili: non ho neanche la voglia di andare a cercare su Wikipedia da quando esiste il concertodelprimomaggio, il motivo per cui è stato inventato, da quanto tempo va in onda su Raitre (ma mi sembra di ricordare che il prime-time un tempo andasse in onda su Raidue; rimane il fatto che nessuno è mai riuscito, nemmeno i sindacati, ad intaccare la democristianissima Raiuno). A dirla tutta, dei motivi nobili per cui i sindacati organizzino, ancora oggi nel 2014, il concertodelprimomaggio non me ne frega nulla.

Mi interessano, piuttosto, i motivi meno nobili — stavo per scrivere «ignobili», ma mi è calato il senso del pudore di non sparare sulla croce rossa. Secondo me — ma mica sono il solo: qualcuno lo scrisse pure sulla rossa Unità — i sindacati organizzano il concertodelprimomaggio perché vogliono far credere ai giovani di stare dalla loro parte. Del resto è difficile dar loro torto: non che manchino le occasioni per far vedere ai giovani che i sindacati sono dalla loro parte; manca proprio la volontà dei sindacati di far vedere ai giovani che stanno dalla loro parte. Non è un caso che, se osservate le manifestazioni dei sindacati, o avete modo di andare a spulciare l’elenco degli iscritti ai sindacati, trovate un’altissima percentuale di non giovani. A essere proprio cattivi: gli unici giovani che i sindacati hanno mai avuto a cuore sono stati probabilmente quelli andati in pensione a 39 anni, dopo nemmeno 20 di insegnamento o di lavoro nel pubblico. Olé. Tutto il resto dell’attività sindacale sui giovani è concentrata tra il pomeriggio e la sera del primo maggio di ogni anno che il Signore manda in terra, a Piazza San Giovanni in Roma.

Non vorrei dare l’impressione di quello che infierisce troppo sui sindacati, ma andrebbe aggiunto anche questo: non si preoccupino troppo, perché la partita sembra equa dal momento che nemmeno i giovani mostrano più tutto questo interesse per i sindacati. E dev’essere grave questa crisi sistemica, se alcuni mostrano però ancora interesse nell’andare in piazza con la maglietta del Che o a sventolare il bandierone della lista per Tsipras.

Però l’argomento è il concertodelprimomaggio. Evento al quale i giovani, che non sono nemmeno loro furbissimi ma hanno il vantaggio di qualche neurone fresco in più, accorrono in massa. Per la musica, certo. Anche se poi rimane da vedere se non ritornano a casa delusi per quello che hanno ascoltato — se l’hanno ascolato: non lo darei così per scontato. Ma il messaggio in ogni caso è arrivato: dai tabelloni degli sponsor, dove c’è quello in quota Cisl, quello in quota Cgil e quello — per esclusione — in quota Uil. Offro un buono libri dal valore di 30 euro al primo che mi manda una mail con le giuste associazioni.

Non esiste prova più evidente dello scollamento dei giovani dal sindacato (parafrasando il Guzzanti-Funari e lo scollamento della ggente dalla politica), e di conseguenza prova più evidente che i sindacati dei giovani, se proprio non è vero che non gliene freghi niente, di sicuro non c’hanno capito un cazzo — che leggere l’elenco degli artisti che solitamente partecipano al concertodelprimomaggio. È un elenco curioso, se vogliamo speculare a quello di chi partecipa al Festival di Sanremo. Lì ci trovi quasi ogni anno i Matia Bazar? A San Giovanni, quest’anno, hai la reunion degli Agricantus («tornano dopo 12 anni», si è letto: se n’erano per caso andati?). Al Festival ci va una delle ex cantanti dei Matia Bazar? Al concertone ci sono i Kachupa. Entrambi questi eventi musicali, quello nazional-popolare e quello politicamente più impegnato, hanno delle loro categorie musicali specifiche dalle quali pescare per mettere insieme l’ossatura del cartellone. Poi basta aggiungere un paio di ospiti di grido (quest’anno, forse a causa della spending review, ne hanno preso uno interno alla Rai).
Quando l’anno scorso Elio E Le Storie Tese scrissero il brano Il Complesso Del Primo Maggio, fecero un elenco di luoghi comuni; ma mai luoghi comuni furono più veritieri come in quel caso (poi, per fortuna, ci andarono anche loro al concertodelprimomaggio, e non era nemmeno la prima volta).

Non credo di essere troppo acido io, o troppo sofisticato nei miei gusti. Giuro che qualunque avvenimento musicale va in onda in televisione, fosse pure l’orchestra che suona dal vivo a Io Canto (o a Ti Lascio Una Canzone, così non mi inimico nessuno), cattura la mia attenzione almeno per qualche minuto.
Solamente non ho ancora trovato qualcuno cui freghi qualcosa, o ancora qualcosa, dei Modena City Ramblers o della Bandabardò (non ho controllato se ci sono anche quest’anno, ma al limite ci saranno dei surrogati, che è pure peggio). Però immagino Bonanni e la Camusso che si mettono lì a stilare l’elenco, credendo che ai giovani piacciano i Taranproject — non voglio nemmeno prendere in considerazione il fatto che i sindacati paghino qualcuno per mettere giù un cast del genere, anche se probabilmente non sarebbe nemmeno il loro migliore spreco di denaro.

Ma il fatto davvero grave, secondo me, è questo: i sindacati si occupano di lavoro come di musica.

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