Houston, potremmo avere un problema.

C’è un bell’articolo di Alex Lawson sull’Independent che mette in evidenza quello che gli operatori del settore sanno già da un po’ sul ritorno del vinile. Sintetizzabile come segue. Prima per stampare un disco in vinile ci voleva un mese. Adesso, casua l’enorme richiesta, ce ne vogliono tre: un tempo che fa saltare i nervi delle case discografiche, costrette a rimettere mano al release plan, e ai fan che devono attendere per avere il prodotto tra le mani. Come sottolinea anche uno dei promotori del Record Store Day — spesso citato come causa di questi picchi di produzione, dove le major la fanno da padrone a discapito delle indipendenti e delle etichette più piccole, come ha evidenziato Kudos, uno dei maggiori distributori musicali independenti — per le case discografiche il problema è duplice: o stampare più pezzi, rischiando di avere invenduti sul groppone, o al contrario stamparne meno con il rischio di non avere scorte sufficienti e di non riuscire a fare un re-stock in tempi brevi.

I dischi, poi, sono stampati sulle stesse macchine di quarant’anni fa: i costi per quelle nuove sono proibitivi e nessuno se la sente di investire. Per fare un esempio concreto anche la GZ, pressing plant ceca tra le più grandi al mondo, per aumentare la produzione ha acquistato delle vecchie presse. D’altronde, come sottolinea Shane Whittaker (co-fondatore di Curved Pressings) nel citato articolo sull’Independent, fino a che si riesce ad essere fiorenti sul mercato e ad assumere gente va tutto bene, ma si deve considerare che quella del vinile è «un’industria che non esiste quando si va a parlare con un direttore di banca».

Questa situazione rischia di avvitarsi su se stessa. Aumentando la richiesta c’è il rischio che la produzione cresca a dismisura, portando ad un innalzamento del prezzo dei dischi. Che, a quel punto, non si sa se verranno ancora acquistati dalle nuove generazioni, cresciute con la musica de-materializzata ma le uniche (tolte le nicchie di affezionati) che, riscoprendo il piacere del possesso di un oggetto fisico, hanno influito sui grandi numeri delle vendite.

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