Settembre 16, 2014

Grammatiche paritarie

Nel programma radiofonico di Giorgio Dell’Arti Radio 1 in corpo 9 [Radio 1 Rai],  questa mattina si discuteva circa la femminilizzazione di alcuni termini che, di norma, non prevedono la declinazione al femminile (e che diventano «professora», «sindaca», «rettora»).

Partendo da un articolo di Paolo Di Stefano sul Corriere della Sera [16.09.2014, p. 29] dal titolo «Professoressa e sindaca: la grammatica della parità», nel quale si dava conto di alcune regole degli atenei di Trieste e Udine «per un uso non discriminatorio dell’italiano», Dell’Arti chiedeva ai suoi ospiti un commento (qui dal minuto 38 in poi). Questo il pensiero della scrittrice e critica Elisabetta Rasy, femminista:

Dico che se tu dici: «Buongiorno ragazzi» lì devi dire: «Buongiorno ragazze e ragazzi», perché esiste la parola [ragazze]. Sulla trasformazione della parola bisogna lasciar fare al tempo. Io sono abbastanza favorevole, abbastanza d’accordo sul fatto che il suffisso -essa non sia tanto bello. Vi ricordate che Elsa Morante detestava la parola «poetessa»? Io penso che ci vorrebbe un bel neutro. E’ un vero peccato [non averlo], perché [dire] «sindaca» non è poi tanto bello.

(foto: rielaborazione da Flickr)

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