Settembre 26, 2014

La lingua degli scudieri.

Ricordando lo «scontro politico e culturale» che anima i rapporti tra Don Chisciotte e il suo scudiero Sancho Panza, Giorgio Pressburger [Corriere della Sera, 25.09.2014 p.33] fa un parallelo tra il linguaggio usato nel libro di Cervantes e quello che domina il mondo mediatico-politico. Nel linguaggio della comunicazione, che riguarda tanto i giornali tradizionali quanto il mondo della rete (blog, social network)

una notizia viene «citofonata» dai giornali, il tale ha il «cervello in acqua», si «uccide il vitello grasso», si «mena il can per l’aia», il presidente «bacchetta» il primo ministro, la tale legge è uno «schiaffo» alla destra (o alla sinistra).

Ma è nel mondo della politica, secondo Pressburger, che l’uso di un linguaggio sensazionale e pieno di metafore produce i danni maggiori:

Pare che i consiglieri degli uomini politici non facciano altro che studiare i dizionari dei proverbi e dei modi di dire, nell’intento di far comunicare o nascondere meglio i pensieri dei loro capi. Perché l’uso di un linguaggio simile non mira a trasmettere qualcosa, ma a fare spettacolo. I cittadini diventano spettatori. Da incuriosire, intrattenere, divertire e spesso fuorviare.

La soluzione secondo Pressburger? Trovare tra i ministri dei Don Chisciotte

cui tutt’un popolo potesse fare, mutati i tempi e i caratteri, da scudiero.

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