La radio italiana compie 90 anni.

Il 6 ottobre 1924 andò in onda la prima trasmissione radiofonica della radio pubblica italiana: era la voce di Ines Viviani Donarelli che introduceva l’esecuzione del Quartetto in La maggiore di Haydn.

All’epoca la radio pubblica italiana si chiamava URI (Unione radiofonica italiana). Sarebbe poi diventata EIAR nel 1927 e infine RAI dal 1945 (ma fino al 1954 l’acronimo voleva dire Radio Audizioni Italiane).

Per l’occasione la Rai ha messo in piedi un sito celebrativo, dove è possibile riascoltare alcune delle voci e delle trasmissioni che hanno fatto la storia della radio italiana, e dove si legge che:

L’URI, Unione Radiofonica Italiana, prima società concessionaria della radiodiffusione in Italia, viene fondata il 27 Agosto 1924 come accordo tra le maggiori compagnie del settore: Radiofono, controllata dalla compagnia Marconi, e SIRAC (Società Italiana Radio Audizioni Circolari).
Presidente della Società Enrico Marchesi ex direttore amministrativo della FIAT di Torino. Fondamentale la mediazione del Ministro delle comunicazioni Costanzo Ciano.

L’Agenzia giornalistica Stefani è designata dal governo come l’unica fonte delle notizie che l’URI può trasmettere. Si tratta della prima agenzia di stampa italiana nata a Torino nel 1853, voluta da Cavour come portavoce della sua politica. Nel 1924 diventa proprietà di un fedelissimo di Mussolini, Manlio Morgagni che ne fa un potente strumento di regime.

L’Unica stazione trasmittente è quella di Roma, posizionata nell’attuale quartiere Parioli, allora ancora campagna. Siamo agli inizi e il pubblico è composto da amatori interessati più alla novità tecnologica del radioascolto che ai programmi veri e propri.

Nel gennaio 1925 nasce il Radiorario, settimanale ufficiale dell’URI. L’intento è quello di propagandare il nuovo mezzo e nel contempo di conoscere meglio i gusti e le opinioni di un pubblico ancora da formare. Poco dopo, tra il ’24 e il ’29, si comincia a trasmettere, oltre che da Roma, anche dalle sedi di Milano (1925) da Napoli (1926) e Torino (1929).

Nel gennaio 1928 l’URI diventa EIAR, Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche. L’evento segna il vero e proprio atto di nascita della radiofonia in Italia che inizia ad imporsi come mezzo di comunicazione di massa e che come tale verrà utilizzato dal regime.

La radio è moderna e veloce. La versalità del nuovo mezzo stupisce gli ascoltatori sorpresi dai primi collegamenti da treni in corsa o da aeroplani. La giovane radio intrattiene e conquista un pubblico sempre maggiore. E via via che si definisce la fisionomia del pubblico emergono le concrete ambizioni culturali dell’EIAR che vuole coniugare informazione, divertimento e notizie politiche.

Nel giugno del 1933 si diffonde la Radiorurale. Si tratta di un ricevitore a prezzo imposto e con caratteristiche standardizzate promosso dall’Ente Radio Rurale, istituto del Regime per la diffusione della radio in ambienti collettivi e soprattutto nelle zone rurali delle bonifiche agrarie. L’apparecchio è acquistabile solo dagli enti governativi e dagli istituti scolastici o per donazione agli stessi. Oltre tre milioni di scolari italiani hanno cosi’ conosciuto la radio e incominciato a conoscere la lingua italiana.

In un articolo celebrativo l’Ansa descrive la radio come

[i]l più antico tra i mezzi di comunicazione di massa. Fu strumento di propaganda del fascismo, annunciò l’avvio e la fine della seconda guerra mondiale; consentì a tutti gli italiani, ancora prima della televisione, di imparare la lingua, di conoscere la grande musica e il grande teatro; fu terreno di sperimentazione dei primi varietà, ritrovo per gli intellettuali, culla di un nuovo modo di fare informazione, veicolo di protesta. Prima con l’avvento della tv, poi con il web, in tanti l’hanno data per morta. Invece ancora oggi, in un’epoca di bulimia mediatica, la radio è viva e vegeta: fedele e discreta compagna del quotidiano.

Sul Corriere della Sera Paolo Virtuani ha messo in fila un po’ di date storiche:

Il 31 ottobre 1924 l’agenzia giornalistica Stefani è designata con delibera governativa unica fonte delle notizie che l’Uri può trasmettere. Il 18 gennaio 1925 esce il primo numero del «Radio Orario», poi «Radiorario» l’anno successivo, settimanale ufficiale dell’Uri. Dal 16 marzo vanno in onda alle 13 e alle 19,30 le «Comunicazioni governative» mentre il resto della programmazione è prevalentemente musicale. Il 31 agosto dello stesso anno va in onda il primo segnale orario. L’8 dicembre entra in funzione la stazione radiofonica di Milano e il 14 novembre 1926 quella di Napoli. Il mese successivo va in onda il primo collegamento in simultanea Roma-Milano-Napoli. È del 19 giugno 1927 la prima radiocronaca sportiva in diretta: è il Gran premio di galoppo da San Siro a Milano. Sempre dal capoluogo lombardo il 12 luglio dal teatro Dal Verme viene trasmessa in diretta la «Tosca» interpretata da Beniamino Gigli. Il 25 marzo 1928 data la prima diretta di una partita di calcio: Italia-Ungheria. Dal 7 gennaio 1929 va in onda il «Giornale parlato» in tre edizioni quotidiane. Il 15 giugno 1930 Milano e Torino trasmettono i primi notiziari del «Giornale Radio».