Andare al cinema da soli, uno psicodramma.

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Andare al cinema da soli è uno stato dell’animo: non piace a tutti, ma è una categoria che vanta molti adepti. Come Sadie Stein, per esempio: in questo modo, non deve condividere nessuna decisione con chi la accompagna; o, peggio, non deve preoccuparsi che l’altra persona si stia effettivamente divertendo. Così è entrata in una sala e ha comprato un biglietto per Gone Girl, prenotando quella che veniva indicata come una poltrona singola, separata dalle altre e posizionata in fondo alla sala. Nel racconto che ha scritto per Paris Review ha però scoperto che

Ma quando sono entrata in sala per la mia proiezione, ho scoperto che in realtà quel posto non era singolo; mentre la mia poltrona era effettivamente isolata dal resto della sala, era però parte di una coppia di poltrone. E c’era un uomo anziano che già occupava l’altra metà di quello che, in fondo, mi sembrava un posto per amanti. Dovrei forse aggiungere che questo teatro è famoso per essere romantico; fin dal suo restauro del 2013, le poltrone sono completamente reclinabili e imbottite, hanno i braccioli completamente estraibili e sono state la destinazione per adolescenti a caccia di partner. Se mi fossi seduta, non solo non avrei avuto privacy; sarei stata relegata in una bizzarra intimità con questo sconosciuto. Mi è venuto un flashback terribile di quando, in seconda media, ero stata invitata ad un bar mitzvah dove non conoscevo nessuno ed eravamo tutti seduti nell’ordine in cui eravamo entrati nella stanza e così mi ritrovai del tutto casualmente vicino a tre ragazzi sconosciuti per quella che mi è sembrata la durata di uno scontro a cavallo nel Medioevo.

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