Amazon è monopolista?

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Joe Nocera sul New York Times risponde ad un lungo articolo apparso sul settimanale New Republic firmato dal direttore Franklin Foer, nel quale fin dal titolo sono chiare le intenzioni: Amazon dev’essere fermato perché, a suo avviso, rappresenterebbe un monopolio. Foer introduce la questione in questi termini, fino ad invocare l’intervento delle leggi antitrust:

Piuttosto che intascare i profitti, Amazon ha reinvestito le sue entrate nel diventare più sempre più grande — nel migliorare la costruzione di centri di lavorazione degli ordini che accelerino ulteriormente la consegna dei suoi pacchetti, nelle tecnologie che cercano di ‘leggere’ le nostre menti di acquirenti e giustamente ci suggeriscono il nostro prossimo acquisto. Comprare su Amazon è così radicato nella moderna vita americana che è diventato quasi un’abitudine spensierata, e l’azienda ha raggiunto un livello di posizione dominante da meritare l’attribuzione di un’etichetta molto antica: il monopolio.
Questo termine non viene utilizzato molto di questi tempi, ma dovrebbe. Amazon è uno dei brillanti rappresentanti di una nuova età dell’oro per il monopolio, che comprende anche Google e Walmart. A differenza di US Steel, i nuovi colossi non utilizzano il loro potere per fare innalzare i prezzi. Piuttosto sono i sedicenti servi del consumatore e hanno inaugurato un’epoca di prezzi bassi per tutto: dalla TV a schermo piatto, ai tovaglioli di carta, agli smartphone.

Nella sua rincorsa alla grandezza, Amazon ha lasciato una scia di distruzione — concorrenti battuti sul prezzo e fornitori spremuti — in parte necessaria, ma in parte molto preoccupante. Nella sua lotta con l’editore Hachette, ha raggiunto un livello di aggressione invisibile mai vista nemmeno quando ha cercato di affondare Zappos, offrendo uno sconto di 5 dollari su tutte le sue scarpe.

A questo duro intervento Joe Nocera risponde:

La verità è che la legge antitrust americana semplicemente non è molto interessata alla sorte dei concorrenti. Quello che preoccupa, semmai, è se si verifichi un danno per i consumatori. Walmart ha schiacciato molti più concorrenti di quanto Amazon non farà mai, senza che l’antitrust dicesse nulla. Anche nella sua attività dominante — quella dei libri — Amazon ha guadagnato equamente la sua quota di mercato inventando, tra le altre cose, il primo e-book reader ad avere successo commerciale. Ancora oggi, la maggior parte delle persone acquista e-book su Amazon non perché non ci siano alternative, ma perché reputa il suo servizio superiore.

Fino ad arrivare ad individuare il vero motivo per cui — secondo lui — a certe persone non piace Amazon:

Cerchiamo di essere onesti: l’intelligentia non si scaglia contro Amazon perché vende fagioli borlotti o sanitari, ma perché vende libri. Questo è il suo business. Amazon sta cambiando l’industria del libro minacciando di sminuire il ruolo degli editori e i tradizionali metodi di pubblicazione. La sua battaglia con Hachette è una battaglia per il controllo. Non è molto diverso dalle forze che, col tempo, hanno disintermediato il music business.

Anche Annie Lowrey, rispondendo a Foer sul New York Magazine, si è chiesta se Amazon fosse monopolista, e la sua risposta è stata negativa. Dopo aver accusato Foer di citare solo le fonti a lui più convenienti («This is cherry-picking»), spiega:

I libri sono l’attività più antica di Amazon e quella in cui controlla la quota di mercato più ampia. Foer non sostiene però che Amazon avrebbe il monopolio solo nella vendita di libri, ma piuttosto che avrebbe un monopolio più grande. La prova di tutto ciò è però sottile. Amazon è sicuramente il più grande player nell’e-commerce, con circa 75 miliardi di dollari di fatturato nel 2013. Ma questo è un mercato da 263 miliardi di dollari, e la National Retail Federation stima che Amazon faccia all’incirca il 15% del totale delle vendite in questo mercato.
Di recente Amazon ha iniziato a sfidare la concorrenza delle grandi catene di mattoni e cemento, che possiedono il capitale per competere con il colosso americano sia sul prezzo che sul servizio. Le vendite e-commerce di Walmart crescono con una velocità pari a quella di Amazon, per esempio. Anche le aziende tecnologiche come Google fanno concorrenza.
Inoltre, Amazon deve affrontare la concorrenza dei rivenditori tradizionali, prendendo solo una piccola ferta della torta complessiva di 4.500 dollari del mercato della vendita al dettaglio. Le vendite di Amazon sono del tutto simili a quelle di Target, e di poco inferiori a quelle di Kroger. Tutte e tre queste aziende sono schiacciate da Walmart, che ha generato circa mezzo trilione di entrate lo scorso anno. E in quelle aree strategiche sulle quali Amazon ha messo gli occhi — come la consegna in giornata e il cloud computing — l’azienda deve affrontare la concorrenza agguerrita di rivali ben finanziati.
(…)
[Tutto questo] è davvero una brutta cosa? Amazon spinge inesorabilmente verso il basso i prezzi dei beni e dei servizi e li consegna in modo veloce ed economico. Reinveste i suoi profitti in innovazione ed ulteriori riduzioni di prezzo, anziché metterli nelle mani dei suoi investitori. Di ciò beneficiano milioni di famiglie — punto.

Ad una conclusione simile arriva anche Matthew Yglesias su Vox:

I concorrenti odiano Amazon perché, prima che arrivasse Jeff Bezos, la vendita al dettaglio era un gioco ultra-competitivo dal basso profitto. Immergersi in questo campo, renderlo ancora più competitivo e ancora più di basso profitto sembrerebbe qualcosa tra il disdicevole e il folle — ma è il contrario di un monopolio.

Per evitare inutili baruffe: questo sito ogni tanto ospita, come spiegato bene in questa pagina, dei link sponsorizzati di Amazon. Vi assicuro che con i ricavi di questi link non ci pago nemmeno l’hosting annuale, e in ogni caso non credo che la questione sarebbe tanto differente dall’ospitare un coro di opinioni sul ruolo di Google su un sito che pubblica Adsense — l’unica differenza è che, in questo caso, la mancanza di Adsense rende il tutto molto più elegante, almeno graficamente, e indiscutibilmente libero da pubblicità.

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