Il brunch? È per cazzoni (continua)

brunch

Bee Wilson su New Republic risponde a David Shaftel, che sul New York Times aveva scritto che il brunch è roba da cazzoni:

Secondo me il problema del brunch non sono i cazzoni che lo fanno, ma il modo con cui ha rimpiazzato le regole del mangiare nei giorni lavorativi con altre regole ancora più costrittive per il sabato e la domenica. Il brunch — come molte altri aspetti del mondo moderno — è una versione del divertimento e della libertà i cui parametri sono stati dettati a priori. È conformismo mascherato da individualismo. Chi ha deciso che l’unico modo per rilassarsi il mezzogiorno del sabato è un piatto di uova ricoperto di salsa olandese accompagnato da un calice di succo di frutta mescolato a del prosecco?

La stessa parola «brunch» offre molti indizi dei suoi svantaggi. Come il cronut o lo spork, il brunch è un ibrido meno soddisfacente rispetto alle due singole cose che lo compongono. Due-pasti-in-uno suona bene, prima di comprendere che in realtà significa saltare uno dei pasti abituali, in particolare la prima colazione. Quando il concetto di fare il brunch è stato istituito alla fine del XIX secolo, sembrava certamente una proposta interessante per chi aveva festeggiato tutta la notte e si era svegliato tardi. Era un pasto sostanzioso che i tipi danarosi potevano mangiare — accompagnato a un Bloody Mary o ad uno Screwdriver — se si erano svegliati troppo tardi per la colazione. Gli studenti di Oxford dicevano che se quel momento era troppo vicino all’ora di pranzo, il pasto si doveva chiamare «blunch».

Ma per quelli il cui orologio biologico — o i bambini, o l’insonnia, o il regime di esercizi fisici, o il lavoro — li costringe ad alzarsi alle 6 del mattino, a prescindere dal giorno, ritardare il primo pasto della giornata fino all’ora del brunch è una privazione più che un bonus. Il brunch richiede di rinunciare ad uno dei pasti assegnati come se questo fosse un trattamento speciale. Ma ora che le uova saranno pronte, chiunque avrà già bevuto troppo vino frizzante a stomaco vuoto. Una delle ragioni per cui i menù dei brunch sembrano così appetitosi è perché vengono letti quando siamo affamati. Il brunch mi piace solo se prima ho fatto colazione o mangiato delle uova abbastanza presto da poter fare, poi, un pranzo leggero.

(foto: Joe Hsu, Flickr)

Addormentarsi

Sarah Elizabeth soffre di narcolessia e cataplessia. Le è venuta una crisi mentre stava girando un video didattico con dei passi di danza e

ha deciso di pubblicarlo sul suo canale YouTube — corredandolo con dei sottotitoli che spiegano i differenti stadi dell’esperienza — per mostrare come sia vivere in una condizione nella quale ci si può addormentare in qualunque momento:

È davvero frustrante cercare di spiegare cosa sia la narcolessia, e che sforzo richiede, a chi non l’ha mai vista nella vita di tutti i giorni. Molti credono che sia divertente fino a quando non vedono cosa succede realmente, oppure sono completamente impreparati e si spaventano nel vedere cosa accade. L’ho filmato per caso, ed è stato davvero strano rivederlo in seguito da una prospettiva esterna.

Snobismo librario

Regolarmente emerge il tema «libri letti dal pubblico vs libri che vincono premi». Mette i suoi due cents anche Claire McGowan:

Credo sia giunto il momento di smetterla di essere snob nei confronti delle guilty readings. L’anno scorso i dati pubblicati da PLR con i prestiti delle biblioteche nel Regno Unito, mostranovano che i libri letti dal pubblico non sono quelli che vincono i premi o celebrati dai giornali. Dominano i thriller e i best seller erotici come Cinquanta sfumature di grigio e i suoi sequel.

Il fenomeno Cinquanta sfumature mi affascinava. Quando ho detto che l’avrei letto per vedere di che si trattava, alcuni miei cari amici mi dissero (scherzando, credo), «ti toglierò da Facebook fino a quando non l’avrai finito». Era però incoraggiante che le persone leggessero un libro, parlassero di un libro nei giornali e addirittura si arrabbiassero per un libro. Data l’ansia del declino dei lettori, non è forse il momento di celebrare il fatto che le persone leggono libri — qualunque tipo di libri — al posto di guardare film su Netflix o di giocare a Candy Crush sui loro telefonini?

Scrivere in Comic Sans

L’artista Jesse England ha creato una macchina per scrivere che stampa in caratteri Comic Sans. Tirate il fiato: non è un prodotto destinato al commercio, ma un’opera d’arte realizzata in un unico esemplare.

Il Comic Sans è uno dei caratteri più bistrattati di sempre. Le sue curve tonde, vagamente simili alla scrittura di un bambino, fanno sì che il suo impiego sia considerato infantile o poco serio. Esiste un’ampia letteratura in rete sull’odio provato nei confronti del CS: non solo da parte dei tipografi digitali, ma anche dei semplici utenti. Sono stati creati diversi siti a riguardo, come Comic Sans Criminal o Ban Comic Sans.

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Last call for fun

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Dan Fox su Frieze (no. 116, Oct 2014, pp. 49-50) se la prende con la completa assenza di umorismo nella musica pop odierna:

La musica pop oggi è una vasta parrocchia, ma a nessuno verrebbe mai in mente di sostenere che non sia divertente — divertente da ballare o da fischiare mentre si lavano i piatti. Ma essere fun non è lo stesso che essere funny: Beyoncé, Nicki Minaj e Lady Gaga, per esempio, non fanno ridere. E se la tristezza sembra essere scesa su alcuni territori del pop più mainstream — cantanti come Lana Del Rey o Lorde proiettano un fatalismo precocemente scuro degno di una tragedia adolescenziale come lo Shangri-Las degli anni Sessanta — la musica rock sembra aver bypassato completamente l’umorismo. Grandi hit-maker come gli Arcade Fire, i Beirut, i Coldplay, Grizzly Bear, i Killers, i Muse e i National vanno tutti nella direzione di creare inni seriosi, costruiti secondo la stantia formula melodrammatica di: strofe tranquille cantate con voce gracchiante e addolorata che irrompono in ritornelli potenti con chitarre propulsive, batteria galoppante e un sacco di banale ed esagerato senso di trionfo-sulle-avversità, che sembra fatto su misura per la pubblicità di un’automobile. In altri contesti, voci poderosamente atmosferiche e del tipo toccami-e-mi-sbriciolo sono all’ordine del giorno. Gli XX hanno trovato grande successo nella sovrapposizione di sussurri espressivamente rauchi, elettronica rada e chitarre funebri. Bello e noioso allo stesso tempo, questo fragile borbottare lo si ritrova anche in James Blake, nei Beach House, in Cat Power, nei Local Natives, nei Wild Beasts e in decine di altri gruppi. Non porta sorrisi e sembra non ammettere in alcun modo che, anche nelle peggiori circostanze, ci sia ancora qualcosa da ridere — sebbene in maniera torva.

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Le virtù dell’essere poliglotti

multilingualism

Per tenere la mente allenata e migliorarne le prestazioni, pare sia consigliato conoscere e parlare più di una lingua:

Il multilinguismo ha tutta una serie di incredibili effetti collaterali: chi parla più lingue tende ad avere risultati migliori nei test standardizzati, soprattutto in matimatica, lettura e vocabolario; ricorda meglio elenchi o sequenze, probabilmente perché ha imparato più regole grammaticali e parole; è più ricettivo nel suo ambiente e mette meglio a fuoco le informazioni importanti tralasciando quelle fuorvianti (del resto non è una sorpresa sapere che Sherlock Holmes e Hercule Poirot sono esperti poliglotti). Per non dire del piacere culturale nel leggere l’Odissea in greco antico o Alla ricerca del tempo perduto di Proust in francese.

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Parlamentarizzare i diritti civili

Pierluigi Battista su La Lettura del Corriere della Sera [19.10.2014, pp. 2-3] spiega che l’unico modo per poter legiferare su quei temi rubricati genericamente come «diritti civili» (quali ad esempio le separazioni, le nozze omosessuali, l’eutanasia) è quello di seguire la parlamentarizzazione,

un termine astruso che vuol dire il rispetto scrupoloso della centralità del Parlamento nell’elaborazione e nell’approvazione delle leggi […]. Il Parlamento, non il governo. Fondamentale distinzione: perché se si costringe un governo in cui convivono sistemi di valori diversi a identificare la propria sorte con l’approvazione di una legge sui diritti civili, allora tutto diventa più difficile.

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Amazon è monopolista? (continua)

Anche il premio Nobel Paul Krugman interviene sulla questione se Amazon sia o meno monopolista:

Finora Amazon non ha cercato di sfruttare i consumatori. Piuttosto, ha sistematicamente mantenuto i prezzi bassi per rafforzare la sua posizione dominante. Quello che ha fatto, invece, è stato utilizzare il suo potere sul mercato per comprimere gli editori e abbassare i prezzi che paga per i libri — da qui la lotta con Hachette. In gergo economico Amazon non ha agito, almeno finora, come un monopolista: cioè come un venditore dominante che ha potere di alzare i prezzi. Al contrario, ha agito come un monopsonista, ovvero un acquirente in posizione dominante con il potere di spingere i prezzi verso il basso.

In difesa delle birre scadenti.

David Chang scrive su GQ di amare follemente le birre scadenti («shitty», nell’articolo originale). Quelle che si comprano al supermercato, per intenderci: non necessariamente delle birre da discount, ma anche solo quelle birre «commerciali» che tanto fanno storcere il naso a quelli che lui chiama gli «snob della birra»:

Vedete, quando un cameriere mi chiede cosa voglio da bere, rispondo: «Quale è la birra più leggera e da quattro soldi che avete?». Sono molto franco nella mia richiesta. Ma talvolta i camerieri pensano che io stia scherzando e non mi prendono sul serio. O il sommelier crede che nella sua lista di vini non ci sia qualcosa di adeguato alla situazione. La cosa peggiore è quando qualcuno inizia a suggerire delle lambic artigianali e allora devo ribadire la mia posizione a proposito.

Non sto dicendo che quelle birre non siano buone. Lo sono! Ma ci sono un tempo e un luogo per le imperial stout o per le saison invecchiate nelle botti. (Ho visto l’alba al Mikkeller, capito ragazzi?). Ma il 95 percento delle volte non voglio bere qualcosa di delizioso. Voglio solo una Bud Light. Non sono un bastian contrario né dico questo con ironia da hipster. Lo penso davvero: non voglio una birra saporita.

Dopo aver raccontato il perché del suo amore per questo tipo di birre — un perché che risale alla sua infanzia e all’insegnamento di suo padre: «Un giorno capirai cosa vorrà dire bere una birra ghiacciata dopo che te la sarai guadagnata» — David Chang conclude la sua ode con gli abbinamenti di cibo e un paragone che ai più può sembrare azzardato, ma che chiunque abbia mai provato la gioia del cibo thailandese con una birra ghiacciata può capire:

A onore di questa mia filippica, permettetemi di tirare fuori un argomento principe a favore delle birre di merda: si abbinano molto bene con il cibo. Con qualunque tipo di cibo. Pensate a come lo champagne si abbini con quasi tutto. Lo champagne non è una bomba di sapore! È frizzante, tannico, ha un piccolo cenno di acido ed è fresco e rinfrescante. La birra a buon mercato è — e non sto scherzando — lo champagne delle birre. E la birra a buon mercato e il cibo piccante stanno insieme come nessun’altra cosa. Pensate alla Natty Boh insieme ai granchi in salsa Old Bay. Oppure alle lager asiatiche come la Orion, la Singha o la Tiger, che sono bevande perfette per mandare giù il vostro tofu Mapo.