Taylor Swift vs Spotify, secondo round.

Un paio di opinioni degne di nota sul caso Taylor Swift vs Spotify già discusso qui.

Jillian Mapes su Flavorwire la mette in modo molto semplice: Taylor Swift in questo momento e per varie ragioni ha una posizione dominante rispetto ai servizi di streaming:

Il motivo per cui Taylor Swift ha tolto la sua musica da Spotify è semplice: perché può (…) Swift è parte dell’un percento dell’industria musicale, e anche se è un membro della generazione dei millenial che ha abbracciato lo streaming, la sua posizione di elite l’allinea in senso finanziario più a icone musicali pre-Internet come Garth Brooks o i Beatles. C’è una strategia comune nei confronti dello streaming a questo livelli di artisti: lasciano semplicemente Spotify fuori dal cancello. Hanno prosperato prima, continueranno a prosperare anche dopo. Anche se Taylor Swift non ha mai goduto di questo lusso, ora potrebbe comunque avvantaggiarsi da questo tipo di mentalità.
Con 1989, Swift ha lasciato i suoi vecchi fan nella polvere e ha continuato a far fruttare la sua vecchia tattica di tenere un piede nel pop e uno nel country. Lo ha fatto ignorando quasi completamente Spotify, con l’eccezione del primo singolo Shake It Off (lo stesso ha fatto con YouTube). L’idea è che la scarsa disponibilità gratuita guiderà le vendite nella fase iniziale — e per ora sembra funzionare. Perché non avrebbe dovuto replicare lo stesso modello con i suoi vecchi dischi?

Bill Werde, già direttore della rivista Billboard, ha scritto invece una lettera aperta a Spotify, ponendosi dalla parte del consumatore. Anche in questo caso ci sono opinioni che è il caso di mettere in evidenza:

La maggior parte degli americani paga 40 dollari all’anno per la musica. Io pago tre volte tanto, e per cosa? Per il privilegio di non riuscire ad ascoltare i due dischi più acclamati e circondati da buzz dell’ultimo anno, incisi da due delle più grandi star della musica contemporanea? [il riferimento è anche all’ultimo disco di Beyoncé – ndt] Chiedo scusa, ma se Spotify intende essere una seconda fila, allora sarò felice di pagare la metà di quanto pago ora. Ma farmi pagare prezzi premium per un servizio non premium? No grazie.

E chiede a Spotify di far luce sulla sua politica di remunerazione degli artisti. Secondo Werde, infatti, se Taylor Swift ha voluto togliere i suoi dischi da Spotify è perché, forse, la storia del 70% che ritorna all’industria musicale non è poi così trasparente:

Anziché rispondere a quella che è probabilmente la più grande artista del mondo che ha tirato giù la musica dal vostro servizio creando una simpatica playlist, forse sarebbe stata l’occasione giusta per condividere un po’ di conti. Come: quanti soldi avrebbe fatto Taylor Swift lasciando il disco su Spotify nella prima settimana d’uscita? Quanti soldi perde ogni settimana per non essere su Spotify? Immagino che le risposte non siano così lusinghiere, altrimenti le avreste già date, e a gran voce.

Certo la proporzione proposta da Werde — siccome pago premium voglio tutta la musica — ha senso come provocazione o poco più. Anche io pago premium, ma mai mi sognerei di accusare Spotify di avere delle colpe perché un determinato artista, certo non grande come Taylor Swift né nella sua posizione per negoziare, non vuole che la sua musica sia presente in streaming.

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