Dicembre 13, 2014

Nostalgia dell’iPod.

David Sims sull’Atlantic pone un problema che solo all’apparenza può essere rubricato alla voce «nostalgia». E cioè: rimpiangere il tempo in cui ci sembrava di aver raggiunto la perfezione, ovvero quando l’iPod divenne il lettore musicale portatile per eccellenza. I pregi erano infinitamente più dei difetti, e rimpiangiamo entrambi proprio ora che tutto si è concentrato dentro lo smartphone:

Se sono in giro e voglio ascoltare la musica in cuffia, le canzoni vengono continuamente interrotte dalle notifiche di sms e email. Ormai ci sono abituato, ma se mi soffermo a pensare per un secondo, capisco quando tutto questo sia pazzo (e sì, so di poter togliere le notifiche, ma a volte ho bisogno di essere avvisato in tempi brevi). Chiedo scusa se vi sembro come Andy Rooney, ma la verità è che non sto ponendo delle barriere contro le nuove tecnologie né sono bramoso di un passato recente — sono solo frustrato dall’aver abbandonato una soluzione tutto sommato recente. Non era molto tempo fa che m’infastidivo quando la musica saltava sul Discman mentre andavo a scuola. L’iPod fu la soluzione. Fu quando sistemammo questo genere di problemi.

L’iPod nella sua versione classica, quella che poteva contenere fino a 160 di gigabyte di musica, è stato messo fuori produzione dalla Apple qualche mese fa. Chi ancora ne possiede un modello — il sottoscritto, ad esempio, seppur parzialmente funzionante — se lo tiene stretto. Nei vari mercatini online lo si trova a dei prezzi francamente impossibili: e tanto vale, allora, investire i quattrini sul nuovo iPhone se proprio uno deve. Probabilmente questo senso di smarrimento in noi appassionati di musica è destinato a svanire in breve tempo. Se rimaniamo nel campo della musica digitale, infatti, l’iPod non ha più molto senso: riproduceva dei file, la cui circolazione ora è pesantemente messa in discussione dai servizi di streaming musicali. Ne parlavo l’altro giorno con un mio collega: il download legale — lo store di iTunes, per farla breve e citare solo il game-changer — ha avuto il merito di dare una boccata d’aria all’industria discografica (ciò che non è riuscito con quella editoriale, ma questo è un altro discorso). Ora l’acquisto legale di file audio è destinato a scomparire; con un solo, enorme, rimpianto — ancora più grande di quello per l’iPod: la musica in streaming non paga come quella acquistata con dei download. Ma ci si abituerà anche a quello.