Dicembre 27, 2014

Regole di aggregazione

Giusto per smentire la completa inutilità delle liste delle cose migliori che si sono lette durante l’anno, o forse per ribadire l’antico adagio secondo cui c’è sempre un’eccezione ad ogni regola, oggi attraverso una di queste liste mi sono imbattuto in un vecchio post di Ann Friedman pubblicato sul sito della Columbia Journalism Review riguardante il lavoro di chi aggrega contenuti altrui.
Non starò qui a fare la spiegazione del motivo per cui, oggigiorno, l’aggregazione di notizie è un filtro tanto importante quanto le notizie stesse (l’ho già fatto qui); e che si può dare una linea anche mettendo insieme contenuti prodotti da altri.
Voglio solo segnalarlo — aggregarlo —, perché sono delle semplici regole che ogni tanto bisogna ricordarsi di consultare, ché dopo un po’ il rischio è quello di farsi prendere la mano e sviare dalla linea di partenza quel tanto che basta per oltrepassare il limite — e fare dell’aggregazione una violazione dei più banali diritti riservati ad autori/editori.

Oggi che tutti filtriamo link, come possiamo evitare di sfruttare chi produce i lavori che tanto amiamo? Ci sono tre semplici regole fondamentali per essere un aggregatore etico:

1. Mettere bene in evidenza la fonte, che deve essere accreditata sia allo scrittore che a chi lo ha pagato per fare questo lavoro.
2. Mettere sempre un link diretto, e non al blog dove hai pubblicato un estratto e dove è eventualmente contenuto il link.
3. Cita non più di un paragrafo. Se sei un buon aggregatore, vuoi che la gente clicchi sulla fonte per ottenere tutta la storia. Non chiamare aggregazione il copia-incolla di 8 su 12 paragrafi che costituiscono una storia — non è aggregazione, è un ristampa (non autorizzata).

Un pensiero su “Regole di aggregazione

  1. Pingback: L'aggregazione di contenuti nel Diciannovesimo secolo.

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