Incapacità comunicative.

Il Corriere della Sera di questa mattina ci informava, in un articolo di Paolo Di Stefano che purtroppo non riesco a rintracciare online [p. 23], che il termine «selfie» pur essendo apparso per la proma volta in un forum australiano nel 2002, è stato inserito solo l’anno scorso nell’Oxford Dictionary. E che nei prossimi mesi a farla da padrone tra i termini con i quali saremo bombardati, ci saranno «belfie» (cioè un selfie, ma del lato b) e «nomofobia», cioè quello stato di ansia che arriva quando per vari motivi — abbiamo dimenticato lo smartphone a casa, dove ci troviamo non c’è campo — siamo disconnessi dalla Rete.

Un articolo simile — ché alla fine dell’anno si fanno questi rescononti un po’ ovunque — l’ha scritto anche Fay Schopen sul Guardian. Più che indagare i nuovi vocaboli, Schopen cerca di capire come la rete stia modificando il linguaggio inglese, anche se questa transazione per ovvi motivi la possiamo ritrovare anche nell’Italiano — che solo a volte, vedi il caso di «selfie» prende in prestito termini da altre lingue: spesso, invece, i modi di dire ce li inventiamo nel nostro idioma. Scrive Schopen:

Certo che il linguaggio evolve, e da amante delle lettere mi fa piacere, anche se mi sembra che stia evolvendo nella direzione sbagliata. Ora, quando le persone scrivono su internet usano un terribile linguaggio pseudo-emozionale anziché esprimere se stessi in maniera coerente. Da persona che scrive meticolosamente ogni parola di un testo o di un tweet (anche se a volte mi permetto anche io un ironico «lolz»), sono consapevole che questo mio discorso possa sembrare come un rimanere arroccati su una posizione passatista. Ma proprio perché lo scrivere mi dà da vivere, odio vedere il linguaggio macellato in questo modo.

Tra gli esempi che Schopen cita, e qui si può tracciare un parallelo tra quanto scrivevo sopra a proposito di inventarci formule linguistiche nuove nel nostro idioma, c’è l’espressione «I can’t even». In italiano non abbiamo un’espressione corrispondente (almeno, che io sappia: se ce ne sono, fatemelo sapere) ad indicare ciò che lo Urban Dictionary definisce come «una frase completa solo se la si legge su Tumblr» e che viene usata quando «qualcosa è troppo divertente, o spaventosa o adorabile» per avere una buona reazione nei suoi confronti. Una nostra espressione simile potrebbe essere «non ce la posso fare». Scrive Schopen che quando sente qualcuno pronunciare, o lei stessa legge la frase «I can’t even», la prima cosa che le viene in mente è di rispondere: «You can’t even WHAT??» — che se ci pensate, è la stessa cosa che viene da rispondere a noi quando qualcuno sentiamo qualcuno dire: «Non ce la posso fare» («Fare COSA???»).

Conclude Schopen che questo strano modo di evolversi del linguaggio potrebbe causare qualche problema alle nuove generazioni, incapaci di esprimersi:

Questa maniera di esprimersi sta facendo nascere una generazione che porta con sé due problematiche: ha una risposta emozionale esagerata ad eventi ordinari, mentre allo stesso tempo è completamente incapace di esprimere appropriate e coerenti emozioni.