Gli abbonamenti alle piattaforme uccidono il mercato?

Un recente articolo sul New York Times ha permesso a Mike Shatzkin di fare una riflessione sui guadagni degli autori indipendenti ai tempi degli ebook e dei servizi in abbonamento come Kindle Unlimited:

Quello che una lunga lista di autori indipendenti ha dimostrato da quando è stato inventato il Kindle, è che c’è un sostanziale mercato disponibile a mettere alla prova le storie di scrittori sconosciuti se queste vengono offerte ad un prezzo relativamente basso. Il risultato di questo è che Amazon — seguito da altre piattaforme di e-publishing — ha reso relativamente semplice pubblicare un manoscritto, e così molte decine di migliaia di autori hanno pubblicato centinaia di migliaia di ebook in questo modo.

Ciò che è stato dimostrato adesso, però, è che questo mercato non è infinitamente elastico. Molti dei dati che abbiamo avuto modo di vedere suggeriscono che si è stoppata la crescita nelle vendite di ebook. Un’offerta crescente con una domanda stabile rappresenta una formula tossica per le prospettive di ogni altro testo che verrà pubblicato in questo mercato. La mia impressione è che Kindle Unlimited è solo l’ultimo degli eventi che rende impossibile continuare ad accettare questa situazione […] Chi comprava gli ebook degli autori indipendenti soprattutto? I lettori sensibili al prezzo. E chi è passato da comprare singoli ebook a sottoscrivere un abbonamento a Kindle Unlimited? Sempre i lettori sensibili al prezzo! In altre parole, i servizi in abbonamento sono più attrattivi nei confronti dello stesso pubblico che leggeva gli ebook di autori indipendenti.

Non so se quanto scrive Shatzkin corrisponda al vero. Posso però pensare che, la stessa cosa, stia succedendo anche nel campo musicale. Chi compra più i dischi quando questi sono disponibili gratuitamente (o poco più) sulle piattaforme di streaming? Forse, in questo caso e a differenza che con gli ebook, le stesse persone che sottoscrivono gli abbonamenti a Spotify e che quindi continuano a ritenere fondamentale pagare — tanto, poco, ormai non dipende più da loro — gli artisti che seguono con maggior attenzione. Del resto, per quanto mi è dato dall’osservazione quotidiana di questo mercato, a differenza che con i libri, gli ascoltatori di musica non si fanno guidare — o non si fanno guidare solamente — dalla corsa al ribasso dei prezzi.

È un discorso molto lungo, dalle diverse sfumature. Se ne è discusso molto nel corso del 2014, con casi differenti dalle ricadute differenti: chi ha preferito, come Taylor Swift, far sparire la propria musica da Spotify e simili; e chi, come molti artisti indipendenti — gli stessi che possono essere paragonati agli scrittori che si auto-pubblicano cui faceva riferimento Shatzkin — che, al contrario, fanno sempre più affidamento al digitale. Il successo di piattaforme di distribuzione musicale più o meno fai da te come Tunecore, è lì a dimostrarlo. In tutto questo, non sono nemmeno da sottovalutare due aspetti: la quasi completa scomparsa del mercato del download musicale (sopraffatto, appunto, dalle piattaforme di streaming), e il ritorno sempre più massiccio del vinile: forse una moda, quest’ultima, ma che garantisce il rifiorire di alcuni mercati, certamente i più indipendenti e di nicchia, almeno fino a quando durerà.

Probabilmente non esiste un paradigma unico che regola questo tipo di mercato. O, molto più probabilmente, stiamo vivendo una trasformazione il cui esito non è ancora ben delineato, ma ciò che si vede è solo un enorme magma che, prima o poi, dovrà definirsi in qualcosa.