Risucchiati dalla rete.

immagine via Flickr
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Jemima Kiss sui flussi incontrollabili cui la rete ci sottopone ogni giorno

Condividere dovrebbe implicare che abbiamo letto e quindi consigliamo ciò che stiamo postando, ma su Facebook questo non avviene spesso, specie con il giornalismo. Il flusso di news infinito cui siamo sottoposti non vuole che leggiamo un articolo — vuole invece che ci immergiamo nella frenetica abitudine social di scorrere, mettere like e condividere sempre maggiormente. Il news feed non è progettato per offrirci il miglior ambiente dentro il quale perderci, per dire, in un pezzo ben scritto sulla salute dell’industria nel mondo sviluppato, che ci invita a commentare e porre delle domande a chi l’ha redatto e agli esperti che hanno contribuito alla sua realizzazione.

Fruire di così tante informazioni porta ad un deficit di attenzione: più siamo immersi negli aggiornamenti e meno riusciamo a concentrarci su di essi, in una sorta di consumo frenetico e bulimico che alla fine non ci lascia nulla. Tra le capacità maggiormente danneggiate da questo fenomeno, sebbene non ce ne rendiamo sempre conto, c’è la creatività:

Dobbiamo sviluppare una nuova auto-consapevolezza che ci faccia capire quando veniamo risucchiati dalle cose, quando stiamo perdendo tempo, quando siamo manovrati da un algoritmo. È difficile capire cosa perdiamo in questa immersione, ma è fondamentale comprenderlo. Leggendo tra i migliori buoni propositi scritti per l’anno nuovo c’erano più cose da tagliare che obiettivi da raggiungere […]
Ciò che credo si perda in tutto questo rumore sono la creatività e il pensiero originale — quell’esplosione casuale, imprevedibile ed eccitante di idee che spuntano fuori quando meno te l’aspetti. E se pensiamo di essere a corto di idee creative, osservazioni e pensieri, falliamo nel voler riciclare le cianfrusaglie della rete, quando invece dovremmo costruire pensieri e opinioni che ci aiutino a navigare in questo formidabile, immenso ma anche insoddisfacente mare che abbiamo creato.