Cultura da mangiare

immagine via Flickr
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Partendo dalla ricerca «Io sono cultura. L’Italia della qualità e della bellezza» [PDF], realizzata da Symbola in collaborazione con Unioncamere e con la Regione Marche, Paolo Conti su La Lettura del Corriere della Sera [11.01.2015, p. 8] mette insieme un po’ di cifre che indicano quanto positivamente il mercato culturale (che viene identificato con molti settori: non solo musei, biblioteche, monumenti e siti archeologici, ma anche l’architettura, la comunicazione, il design, la musica, il cinema e persino i videogiochi) influisce sull’economia italiana:

Il sistema produttivo culturale vale 80 miliardi di euro (tra non profit e pubblica amministrazione), denaro che riesce ad attivare — si legge nella ricerca — 134 miliardi di euro arrivando così a costituire una filiera culturale, in senso lato, di 214 miliardi di euro. E così il sistema produttivo culturale passa dal 5,7%, come incidenza, al 5,3%, considerando l’intera filiera del resto dell’economia attivata. Insomma, con la cultura si mangia: e come. Ne sanno qualcosa i 289 mila occupati in Lombardia nel settore, i 160 mila del Lazio e del Veneto (cifre identiche), i 107 mila in Toscana, i 60 mila della Sicilia, così come lo sanno rispettivamente le 84.495 imprese culturali della Lombardia, le 53.482 del Lazio e le 38.136 del Veneto, le 34.729 della Toscana e le 26.828 della Sicilia. Interessante sottolineare come il settore dell’architettura piloti con il 34,1% l’intero settore delle imprese culturali nel comparto creativo, mentre l’audiovisivo si ferma ad appena il 2,7% e i videogiochi-software sono a quota 10,2%, superati (incredibilmente ancora) dal comparto libri e stampa, all’11,2%.

Di tutto questo, spiega Conti, se ne avvantaggia anche l’export legato alle attività culturali, che

durante la crisi è cresciuto del 35%: era di 30,7 miliardi nel 2009, nel 2013 è arrivato a 41,6 miliardi, totalizzando il 10,7% di tutte le vendite oltre confine delle nostre imprese.