Politica senza cultura?

Marcello Veneziani spiega sul Giornale la mancanza di un reale retroterra culturale nei tre leader politici emersi dopo la crisi della Seconda Repubblica: Matteo Renzi, Matteo Salvini e Beppe Grillo. Se la vecchia sinistra, per tradizione, era imbevuta di cultura, persino nel berlusconismo e nella nuova destra secondo Veneziani erano rintracciabili dei sottoboschi culturali. Ora, invece:

Non c’è una nuova post-sinistra dietro Renzi, non c’è un pensiero radicale dietro Grillo, non c’è neanche mezzo Miglio dietro Salvini, almeno in partenza. E questa mancanza di retroterra non produce nei leader e nei loro proseliti alcun disagio, come se fosse inutile, ridondante, ingombrante, del tutto superfluo.

Analizzando nel dettaglio Renzi, Grillo e Salvini, Veneziani scrive:

L’ascesa di Matteo Renzi è stata così rapida e travolgente da non iscriversi in alcun quadro di riferimento, in alcun alveo di provenienza; semmai una sintesi ad personam di linguaggi e aspettative mutuati dal berlusconismo e tradotti nel centro-sinistra, in una versione scout che ibrida Craxi e Veltroni ma nell’ambito di una radicale destrutturazione della sinistra e di un rilancio fondati su elementi puramente impolitici: il salto generazionale, il ritmo e la velocità, la baldanza adolescenziale, il gergo della fattività e della decisione.

Anche Grillo non ha dietro di sé un pensiero antagonista, semmai la sua decomposizione; tutto spunta con lui e Casaleggio, una specie di continuazione del one man show con altri mezzi, dalla tv alla rete, dal recital al monologo politico, dall’attacco satirico al potere all’attacco politico al potere.

Salvini ha intercettato uno spazio politico europeo, prima che italiano, fondato sul disagio verso l’euro e verso i migranti e sul rude semplicismo delle posizioni nette, e vi si è inserito senza un piano metapolitico precedente o parallelo, ma a fiuto e a orecchio, congelando il retroterra leghista d’origine.

Secondo Veneziani lo stesso problema investe anche la nuova incarnazione del centro-destra italiano. Quello che lui chiama il «neo-berlusconismo», del tutto svuotato anche di quei sparuti riferimenti culturali che aveva nel passato:

La stessa cosa alla fine dovrebbe dirsi delle opposizioni, del tutto separate da ogni riferimento culturale, compreso il neoberlusconismo che ha perso lungo la strada ogni residuo riferimento culturale (non sono stati sostituiti Baget Bozzo e Colletti, Pera e Martino, Melograni e Urbani, Ideazione). È la prima volta che ciò accade e in modo così totale da comprendere forze di maggioranza e di minoranza, leader di governo e di opposizione. Perfino il partito più pragmatico e più refrattario alla cultura che ha governato per mezzo secolo l’Italia, la Democrazia Cristiana, aveva bene o male un mondo di riferimento, la Chiesa, il Papato, la Conferenza episcopale, le parrocchie, le associazioni cattoliche, la stampa d’ispirazione cristiana.