I fatti separati dalle opinioni (forse)

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Separare i fatti dalle opinioni è sempre stato un dogma della stampa anglosassone. Ma è ancora così?
Margaret Sullivan, public editor del New York Times, analizza l’opportunità di usare la prima persona e di includere dei punti di vista personali negli articoli che non siano ruricati espressamente come opinioni. E arriva alla conclusione che sì, è una pratica che in una certa misura può essere consentita, a patto che il lettore sia in grado di capire al volo che se in quello che sta leggendo sono contenute anche delle opinioni:

I responsabili del New York Times mi hanno detto che c’è davvero uno spazio per la voce, la personalità e a volte persino le opinioni all’interno delle pagine delle notizie. E, dicono, la pratica non è nuova. I columnist delle sezioni Metro e Sport da tempo mettono negli articoli il loro punto di vista; le recensioni di arte sono piene di opinioni; le analisi delle notizie sintetizzano e conducono a conclusioni implicite; e le storie in prima persone — come ad esempio questa corrispondenza dall’Havana di William Neuman — si aggiungono al mix.
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Sì, c’è spazio per i commenti nelle news, le opinioni critiche, le analisi e le interpretazioni. In realtà, tutto questo è parte del ricco menù che il New York Times offre, ancora più importante oggi che ci sono tante altre fonti che danno le breaking news. L’uso della prima persona può avere una sua collocazione, come ad esempio nel post della scorsa settimana di Tara Parker Pope, o nelle rubriche personali.

Tuttavia la questione si fa più stringente nella versione online del giornale, dove è molto più difficile per un lettore orientarsi nelle varie sezioni. Se su carta, infatti, salta subito all’occhio se l’articolo che stiamo leggendo fa parte delle notizie, o se è rubricato nelle pagine delle opinioni, delle rubriche o degli editoriali — e quindi il lettore è in grado di comprendere subito se sta leggendo dei punti di vista personali, oltre alle notizie — online si arriva al pezzo nei più svariati modi e non sempre è immediato stabilire quale parte del giornale stiamo leggendo

I lettori devono però sapere cosa stanno leggendo. Non devono mai essere confusi quando un’opinione appare improvvisamente in quello che pensavano fosse solo una notizia. Nel disaggregato mondo della lettura digitale, quando i lettori si imbattono in articoli al di fuori del contesto di una pagina di giornale, qualcosa di chiaro come apporre un’etichetta ‘commento’ non solo sarebbe utile. Ma necessario.