Gennaio 14, 2015

Largo agli hobbisti.

Pare che nella critica ci sia spazio per tutti, anche per i non professionisti:

Il problema con l’esigenza di un certo tipo di conoscenza o di esperienza nella critica è che si può finire col presupporre, o insistere, solo su un certo tipo di conversazione. E spesso sembra proprio questo il punto: la competenza viene usata per tacciare le critiche, in particolar modo quelle negative. La campagna conosciuta come Gamergate, che ha coinvolto Anita Sarkeesian, è l’esempio più evidente di questa tendenza; ma la si può trovare all’interno di ogni comunità di appassionati. È probabile che chi adori, per esempio, Game of Thrones, abbia letto tutti i libri e visto tutti gli episodi della serie. Così come chi non ama particolarmente Games of Thrones difficilmente investe il suo tempo nella lettura o nella visione degli episodi.

Come è possibile rifiutare l’intera serie dopo aver visto un solo episodio di Games Of Thrones? Come puoi pensare che Maus sia noioso e pomposo solo dopo aver letto mezza storia? Chi ti dà questo diritto?

In questo modo la competenza diventa la scusa rapida ed efficace per fermare i critici. E chi ama i videogiochi, o Game of Thrones, o Wonder Woman, diventa l’unico titolato a capire veramente; tutti gli altri — gli «haters» — sono, quasi per definizione, degli stupidi.

E a volte gli haters sono davvero degli stupidi, così come altre volte lo sono i fan. Ma può capitare che siano proprio le persone scettiche — che non si riconoscono come fan di qualcosa — ad avere delle cose interessanti da dire. Nonostante siano estranee all’oggetto — o forse proprio a causa di questa estraneità.