Gennaio 15, 2015

Genius?

Chris Ip sul sito della Columbia Journalism Review fa il punto della situazione sulla critica e sul giornalismo d’arte dopo la notizia, piuttosto inaspettata, che Sasha Frere-Jones dopo 11 anni lascia il New Yorker per diventare il nuovo executive editor di Genius:

Genius mostra il significato che una comunità di utenti (o a volte, come nel caso di Nas, gli artisti stessi) danno ad una canzone, come se fosse l’unico significato corretto. Il sito afferma di operare con delle linee guida ben definitive per i testi che analizza, ottenute dalla fiducia nel sapere della comunità e dai controlli e contrappesi operati dai moderatori. Questa idea di definitivo crea l’apparenza di una certezza nell’interpretazione di una canzone che è sicuramente alla base della popolarità di Genius.
Ma una bella analisi pubblicata su Harper’s Bazaar o sulla New York Review of Books è molto più della somma delle sue parti. Non ha come obbiettivo la mera decodifica del presunto significato di un’opera d’arte, così come non deve dare solo un giudizio che varia da ‘fresco’ a ‘marcio’. Piuttosto presenta la moltitudine di significati che l’arte può avere, aggiunge elementi che vanno oltre ciò che rende viva l’arte e li mette insieme in un’idea o in un ragionamento sul mondo in cui viviamo.
Genius non si sofferma molto su questo tipo di cose, e nemmeno su come suona una canzone — una perdita per un sito che aveva l’hip hop come suo tema centrale, considerando che nel rap il ‘flow’ di un’artista — cioè il ritmo con cui cantano le strofe in modo quasi percussivo — è generalmente considerato altrettanto, se non più, importante delle stesse parole. Separare i significati forniti dai contributor a tutti gli altri modi di leggere un’opera d’arte rende l’analisi di una canzone incompleta tanto quanto separare il testo dalla musica.
Piuttosto, Genius eccelle in quello che fa, e cioè sfruttare una serie di strumenti tipici dei new media per offrire un’attenta lettura di testi letterari, mettendo a disposizione un dibattito circa le varie interpretazioni e tirando fuori il significato che sta dietro alle canzoni che amiamo. Ma è tutto basato sul significato. Mentre la grande critica, come la grande arte, riguarda anche altro.

Due cose su Genius. Il sito è nato nel 2009 come Rap Genius, con l’obbiettivo di ‘annotare’ i testi dei brani hip hop sulla base di un modello non molto differente da quello di Wikipedia: una serie di contributor volontari animati, oltre che da una passione comune, anche dalla voglia di condividere questa passione e, soprattutto, il bagaglio di conoscenza attraverso l’annotazione dei testi musicali. Annotazione è la parola chiave per descrivere Genius: è attraverso queste note, infatti, che gli utenti contribuiscono a chiarire certe espressioni e a spiegare eventuali riferimenti esterni. Non è un caso che l’hip hop sia stato alla base del servizio: tra tutti i generi di musica contemporanea è sicuramente quello non solo più autoreferenziale (e quindi potenzialmente oscuro per chi non lo osserva dall’interno), ma anche quello grammaticalmente più ostico e imbastardito dallo slang.

La trasformazione da mondo chiuso e dedicato ad un solo genere musicale a contenitore omni-comprensivo è praticamente compiuta: al cambio di nome, infatti, si è assistito anche ad un ampliamento delle tematiche. Tanto che, ricorda sempre Ip su CJR, oggi su Genius si trovano annotazioni su svariati argomenti: dai testi di del rapper Kendrick Lamar alla Repubblica di Platone. Il tentativo, ovviamente, è quello di accreditarsi non solo come fonte di informazione, ma anche come contenitore di critica riconosciuto come affidabile. Forse, con tutte le criticità che abbiamo letto sopra.