Il rigore di pallini e quadratini (una storia di musica e Bauhaus)

foto copyright Nitzan Hermon

Come è noto, ai nazisti non piaceva il movimento artistico Bauhaus — una scuola che metteva insieme arte, design e architettura operante in Germania tra il 1919 e il 1933 prima a Weimar, poi a Dessau e Berlino. Esperienza artistica fondamentale e alla quale guardarono gli interpreti del razionalismo e del funzionalismo, quando nel 1933 i nazisti ne decisero la chiusura molti dei suoi esponenti cercarono fortuna in altre nazioni. Josef Albers, che della scuola fu uno dei maggior esponenti nel campo delle arti visive, emigrò in America e insegnò per qualche anno al Black Mountain College — dove fu a capo del dipartimento d’arte — e anche alla prestigiosa università di Yale, dove fu a capo del dipartimento di design fino al 1958, quando smise di insegnare per dedicarsi interamente alla pittura.

Uno dei quadri della serie ‘Omaggio al quadrato’

Tra le sue opere più celebri c’è il ciclo Omaggio al quadrato, tra tutte forse quella che più rappresenta la sua ricerca condotta sulle forme geometriche e sugli effetti che queste — sovrapposte, posizionate di fianco — avevano sulla percezione. A proposito di Omaggio al quadrato, scriveva su Alfabeta2 Carlo Antonio Borghi:

Rigore artistico quasi ascetico nel colore dei Quadrati. Rigore ed essenzialità spartana, tanto francescana quanto tibetana. Ogni suo Quadrato potrebbe fungere da pianta quadrata per un giardino zen, dove tutto si può vedere anche se nulla c’è. Nulla si perde e tutto si trasfigura, anche il suo amato Giotto riquadrato nella Cappella degli Scrovegni. La sua materia preferita era il vetro per consistenza e trasparenza. I suoi quadrati sono vetrofanieottenute per stesure di colore sulla tela. Ognuno è una superficie mentale ed astrale, dove rigore e bellezza combaciano.

Della produzione di Albers, ciò che è certamente meno conosciuto sono le copertine che disegnò per l’etichetta discografica Command Records, fondata da Enoch Light nel 1959. Forse non è corretto parlare di musica in senso stretto, quando ci si riferisce ai dischi della Command. Piuttosto, e soprattutto verso la fine degli anni ’60, quella che era la produzione di un’etichetta nata con lo scopo di promuovere «musica orchestrale e easy listening conservatrice» (nelle parole di Light) iniziò ad essere una più pura sperimentazione delle tecnologie audio disponibili all’epoca. Non solo stereofonia ed effetti connessi, ma anche quella che allora sembrava la più mirabolante delle scoperte musicali: la quadrofonia. Non c’è da stupirsi, dunque, quando si scopre che tra i primi dischi della Command c’era il celebre Command Test Record: una vero e proprio test disc che permetteva agli ascoltatori di mettere alla prova il loro impianto stereo. In questo solco i dischi della Command sembravano perfettamente rappresentati, a livello visuale, dalle forme geometriche di Josef Albers — e, viceversa, i disegni di Albers si sposavano perfettamente con i suoni della Command Records.

Il pittore e il patron dell’etichetta Light si conobbero alla fine degli anni Cinquanta, proprio quando Albers aveva smesso di insegnare. Da quella collaborazione nacquero le copertine di sette dischi: Provocative Percussion I, II and III, Persuasive Percussion I and III, Pictures at an Exhibition, and Magnificent Two-Piano Performances. Da questo fortunato connubio tra musica sperimentale e arte visive eredi dirette delle avanguardie che precedevano la Seconda Guerra Mondiale è venuta al designer Nitzan Hermon l’idea di dar vita ad un’esibizione che racconti quegli anni: Albers in Command.

Scrive Alexander Tochilovsky nell’introduzione all’esibizione:

La copertina di Provocative Percussions (foto copyright Nitzan Hermon)
La copertina di Provocative Percussions (foto copyright Nitzan Hermon)

L’idea dietro l’approccio di Light a questa serie di dischi, con la loro enfasi sulla precisione, sulla delicatezza e sulle sfumature, permetteva un approccio molto più astratto alla produzione delle copertine. La mancanza di un tema o di una narrativa nelle registrazioni e tutta l’attenzione concentrata sull’esperienza della stereofonia avevano dato ad Albers le coordinate per creare qualcosa di molto grafico e minimale. L’uso di quadrati, e di griglie di punti è coerente con la sua ricerca modernista dei più semplici ed efficaci modi di comunicare il soggetto previsto, e con il suo interesse nell’interazione. Questi disegni rivelano effettivamente quale fosse il concept dietro le registrazioni. Le copertine della serie Provocative Percussions sono un buon esempio di tutto questo. I punti escono dalla griglia e sembrano rimbalzare in maniera elegante, alludendo al range dinamico della musica e ai ‘rimbalzi’ stereofonici che si sentono nelle registrazioni.
La produzione della Command Records rappresenta la giusta miscela di circostanze che conduce ad un processo collaborativo di successo. Light e Albers erano personaggi simili, anche se la loro forma si manifestava in diversi modi. Queste copertine sono un testamento del valore di credere in un design visuale forte, e forse che osava anche troppo per il suo tempo. Il loro design serve anche come rappresentazione di come si mescolavano gli ideali del modernismo europeo con il consumismo americano del dopoguerra.