Febbraio 3, 2015

Critica d’arte automatica

SUNgleam by Peter Phillips, 1968

SUNgleam by Peter Phillips, 1968

Laura C. Mallonee racconta di un esperimento che viene condotto quotidianamente sul Tumblr Novice Art Blogger: quali reazioni ha un computer davanti alle opere d’arte figurative e astratte provenienti dall’archivio digitalizzato della Tate? L’idea è venuta all’artista e informatico Matthew Plummer-Fernandez che, utilizzando dei particolari algoritmi (deep learning algorhitms), prova a far generare alle macchine le loro impressioni sulle opere d’arte.

Probabilmente le cose in futuro cambieranno per il meglio, ma per il momento scrive Mallonee che

a volte le risposte del computer sono affascinanti, quasi poetiche. Descrive una stampa in scala di grigi del 1979 di Brice Marden come «la foto di un muro che è bianco e nero ma anche una foto in bianco a e nero di un muro». Mentre Reclining Figure II (1966) di Frank Auerbach diventa «una panchina di legno vicino alla spiaggia decorata con della seta viola».
Ma per la maggior parte delle volte, le sue riflessioni sembrano provenire dal figlio dell’umorista Jack Handey o da un incapace studente di storia dell’arte. Secondo le sue analisi, le tre figure nella litografia del 1974 di Henry Moore Three Cloaked Figures I diventano «due elefanti vicino ad un muro». Del resto, il nostro ‘blogger’ senza esperienza sembra prediligere proprio gli elefanti, e crede che la serigrafia del 1979 di Menashe Kadishman raffigurante un gregge di pecore rappresenti «un mucchio di elefanti nel fiume… simile ad un area sabbiosa con un elefante fatto di sabbia».

Tutto questo pone degli interrogativi a Mallonee:

Anche se i computer reagissero all’arte in maniera emozionale, rimane il dubbio che questa li arricchisca così come arricchisce noi, il che ha implicazioni su quanto pieni di significato possano essere le loro opinioni artistiche. Gli amanti dell’arte spesso ritornano sullo stesso dipinto in modo ripetitivo lungo un certo periodo, arrivando ad avere una relazione più profonda con l’opera che alimenta la loro comprensione su di essa. Potranno mai le macchine avere un’esperienza simile? Forse no, ma possono comunque esserci utili per aumentare la nostra conoscenza della storia. Come ha fatto notare Selena Larson su The Daily Dot, gli informatici hanno usato i deep learning algorithms per scoprire inedite influenze di famosi artisti. Chissà cos’altro potranno scoprire con la tecnologia che crescendo si fa sempre più sofisticata. Fino ad allora, Novice Art Blogger offre un divertente diversivo dalla routine di tutti i giorni — un’innocua opportunità di prenderci un po’ gioco sia di noi stessi che del mondo dell’arte.