Fotografie tutte uguali

Jonathan Jones, il mirabolante critico d’arte del Guardian, ha più volte dimostrato di avere un rapporto strano con la fotografia. In una delle sue ultime columns se la prende con la generazione Instagram, partendo dall’assurdo caso del quasi plagio che ha coinvolto due passeggeri della stessa nave da crociera: scattarono entrambi un iceberg, ma quando uno vide quella che pensava essere la sua fotografia pubblicata accusò l’altro — che se la vide pubblicata in quanto vincitore di un concorso — di plagio. Si scoprì solo dopo che erano due foto diverse, prese da un’angolazione praticamente identica.

Scrive Jones:

La fotografia può facilmente degenerare in pseudo-arte, con milioni di persone che scattano fotografie allo stesso soggetto e tutte pensano che i loro scatti siano speciali. Questa sorta di delusione nell’arte fotografica amatoriale la si trova un po’ ovunque al giorno d’oggi — su Instagram come per le strade o in montagna, dove c’è sempre qualcuno che prende gli scatti delle sue vacanze troppo sul serio.
Questa strana storia di plagi mostra l’illusione sulla quale si basa il culto di massa della fotocamera. Entrambi questi fotografi amatoriali erano convinti che la loro creatività fosse speciale. La verità è che parole come creatività, individualità, talento e originalità non si applicano facilmente in un mondo dove chiunque scatta fotografie.
La storia dei quasi plagi mostra la vera natura dell’originalità nella fotografia. La morale è: se proprio volete scattare delle grandiose foto, non andate in crociera. Andate piuttosto in zone di guerra, o nell’appartamento dei vostri genitori.
La fotografia ha un senso quando trova soggetti davvero originali. È la registrazione del mondo, dunque la vera arte della fotocamera sta nello scoprire qualcosa di nuovo, di personale, di rivelatorio.

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