Febbraio 5, 2015

Millenial a chi?

Juliet Lapidos, classe 1983, non ci sta a farsi inserire nel calderone dei millenial:

A differenza dei venti-venticinquenni, non sono una vera nativa digitale. Internet per me non era naturale. Ho dovuto imparare cosa fosse e come usarlo. Scrivevo lettere a casa quando andavo al campo estivo, e ho avuto il mio primo cellulare a 19 anni.
Sono stata abbastanza fortunata da laurearmi prima della peggior crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione — il che vuol dire che ho preso le prime decisioni riguardanti la mia carriera quando l’economia era ancora buona, e ho avuto il mio primo impiego prima che la Lehman Brothers andasse in bancarotta. Se mi fossi laureata qualche anno più tardi, avrei certamente passato anche io l’ormai comune periodo post-laurea da disoccupata.
Probabilmente è per questo che quando leggo articoli sui millenial non mi riconosco. Non vivo sui social media; leggo libri di carta; non sono dovuta tornare dai miei genitori quando la recessione ha iniziato a farsi sentire.
Anche se non esiste il modo perfetto per raggruppare le persone in categorie generazionali per anno di nascita, i confini che definiscono i millenial sembrano più imperfetti che inutili. Non mi interessa cosa dicono i demografi, io non sono una millenial.