Buttare via i numeri di pagina

Naomi S. Baron, professoressa di linguistica e autrice di Words Onscreen, ha iniziato a notare un cambiamento di atteggiamento nei suoi studenti circa la numerazione delle pagine nei compiti. Non importava che lei chiedesse o meno esplicitamente di inserirli nei documenti che preparavano, gli studenti quasi sempre non lo facevano. E nel suo libro — di cui Slate ha pubblicato un piccolo estratto — dopo aver passato in rassegna alcuni dei meta-testi che, col tempo, sono apparsi nel libro e nei documenti fisici (il nome dell’autore, il sommario, i numeri di pagina ecc.) prova a darsi una spiegazione di questo fatto:

Data l’esperienza di lettura su schermo degli studenti, i numeri di pagina nei documenti che creano su un computer (in questo caso i compiti che avevo loro assegnato) sembrano essere irrilevanti. Quando i lettori accedono ai giornali online, non ci sono i numeri di pagina, e sempre più persone leggono i giornali in rete anziché su carta — soprattutto in questa fascia d’età. I documenti che nascono per il web sono prevalentemente non impaginati, e i numeri di pagina sugli ebook non hanno alcuna correlazione con i loro omologhi su carta stampata. Dal momento che i compiti in questione sono stati creati su computer — e talvolta inviati in formato elettronico — se io, lettore, volessi trovare una parola o un passaggio nel testo degli studenti dovrei utilizzare la funzione di ricerca, anziché la convenzione apparentemente antica dell’impaginazione.

Con l’avvento della stampa nella metà del Quindicesimo secolo, il modo in cui le persone leggono ha iniziato a cambiare. E così, con la funzione di ricerca ora disponibile nella lettura online, il concetto di lettura può essere potenzialmente ridefinito da un’attività lineare (continua) ad un processo di accesso casuale (quella che io chiamo la «lettura in agguato»).

Per finire, una confessione. Nella mia carriera di scrittrice professionale, ho ripetutamente affrontato il dilemma se sforzarmi di rintracciare i numeri di pagina originali negli articoli che leggevo online pensati però per un supporto di carta (la maggior parte dei siti internet non prevede l’impaginazione), o se rinunciarvi. Generalmente preferisco la seconda ipotesi. Il motivo: nell’era di Internet le convenzioni bibliografiche sono cambiate.